martedì 13 gennaio 2009
Il centro Ikea investe nel risparmio energetico
Corsico - Centri commerciali «ecologici»: Ikea fa scuola agli altri store della zona. Inserito in un progetto pilota tra Provincia di Milano e Ikea, il funzionamento dell’impianto di geoscambio a bassa entalpia più grande d’Europa verrà monitorato e riproposto in quello che è definita un centro commerciale naturale all’aperto: la nuova Vigevanese. «Questo progetto pilota con Ikea - afferma l’assessore provinciale all’Ambiente Bruna Brembilla - è importante, oltre che innovativo, perché mette in pratica due obiettivi fondamentali della Provincia di Milano: da un lato la produzione di energia pulita, assicurata dalle sonde geotermiche; dall’altro il risparmio dell’acqua, grazie al sistema di riciclo della risorsa idrica utilizzato dall’impianto. Inoltre questo progetto favorisce una significativa riduzione delle emissioni climalteranti, inserendosi a pieno titolo nelle finalità del Piano provinciale che ha attivato politiche energetiche che consentono un risparmio di 100mila tonnellate di CO2 ogni anno». Il geoscambio sarà ripagato nel lungo termine con la riduzione fino al 50% dei consumi energetici
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L'edilizia virtuosa persegue l'efficienza energetica
Il settore delle costruzioni sarebbe responsabile della metà dei consumi di risorse naturali. Le premesse per cambiare ci sono, come insegna l'esempio di Bolzano con l'iniziativa CasaClima.
Ma che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Ma i grandi gruppi petroliferi stanno facendo o no qualcosa per l’ambiente? Riporto il caso positivo di Eni che su iniziativa dell'amministratore delegato Paolo Scaroni ha lanciato più di un anno fa la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Ma che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Ma i grandi gruppi petroliferi stanno facendo o no qualcosa per l’ambiente? Riporto il caso positivo di Eni che su iniziativa dell'amministratore delegato Paolo Scaroni ha lanciato più di un anno fa la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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lunedì 12 gennaio 2009
Efficienza energetica, bonus del 55% con un «avviso» all'agenzia Entrate
Dal Sole 24 Ore
Per l'agevolazione fiscale sugli interventi di risparmio energetico si dovrebbe tornare sostanzialmente alle regole previste prima della stretta introdotta dal decreto legge n. 185/2008.Solo per le spese sostenute nel 2009 e 2010, infatti, la detrazione del 55% dovrà essere ripartita in cinque anni e si dovrà inviare una comunicazione alle Entrate. Per usufruire del bonus del 55%, quindi, non si dovrà più attendere che l'Agenzia verifichi lasufficienza dei fondi. Sono queste le principali novità dell'emendamento approvato ieri in commissione Bilancio e Finanze della Camera, in sede di conversione in legge del Dl anticrisi. Novità che, ovviamente, dovranno essere confermate nel voto dell'Aula di Montecitorio e in quello del Senato poi, per diventare operative.In base al Dl anti-crisi, infatti, gli interessati al bonus per le spese del 2008 dovrebbero inviare un'istanza (condizionata alla copertura dei fondi stanziati) alle Entrate a partire dal prossimo 15 gennaio 2009. Confidando nella " promessa" modifica il "modello" per presentarla non è stato ancora approvato. Per cui nessuna domanda "fai da te" inviata alle Entrate da giovedì prossimo potrà essere presa in considerazione.Spese sostenute nel 2008 In base all'emendamento approvato ieri, per le spese sostenute nel 2008, l'agevolazione spetterà se verranno rispettati gli stessi adempimenti previsti per le spese sostenute nel 2007, senza inviare domande all'agenzia delle Entrate.Per i privati e i lavoratori autonomi ( professionisti), la spesa si considera "sostenuta" quando viene pagata attraverso il bonifico bancario, mentre per le imprese la spesa è sostenuta, per i beni mobili, alla data della consegna o spedizione, per le prestazioni di servizi, alla data della loro ultimazione.Chi ha "sostenuto" la spesa agevolata nel 2008 potrà beneficiare della detrazione Irpef o Ires del 55% già dai modelli Unico 2009 o nel 730 2009 relativi al 2008, se ha: effettuato nel 2008 i pagamenti tramite bonifico, contenente la specifica causale (condizione non necessaria per le imprese); acquisito l'attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica, prodotto da un tecnico abilitato (dal 2008, non più necessario per la sostituzione di finestre e l'installazione di pannelli solari); inviato la scheda informativa e i dati dell'attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica all'Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.Se le spese sono state sostenute nel 2008 (pagate, per i privati), ma i lavori non sono ancora terminati, si potrà comunque iniziare a beneficiare dello sconto fiscale già dalle dichiarazioni dei redditi relative al 2008, a condizione che si predisponga una semplice dichiarazione in cui si attesti che i lavori non sono ancora ultimati (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 aprile 2008). La comunicazione all'Enea andrà inviata entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Per il 2008, la detrazione continuerà a poter essere ripartita da tre a dieci anni, a scelta irrevocabile del contribuente.Spese del 2009 e del 2010 Anche per le spese sostenute nel 2009 e nel 2010, non sarà più necessario inviare alle Entrate un'istanza per consentire il monitoraggio e la verifica del rispetto dei limiti dei fondi stanziati. L'emendamento approvato, infatti, prevede la sostituzione dell'istanza con una comunicazione da inviare alle Entrate e la fruizione della detrazione non sarà più «subordinata alla ricezione dell'assenso » da parte dell'Agenzia.I termini e le modalità della presentazione della comunicazione per il 2009 e 2010 verranno stabiliti da un provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate.Per le spese future, quindi, oltre a tutti gli adempimenti previsti per le spese sostenute nel 2008, descritti in precedenza, dovrà essere inviata questa comunicazione alle Entrate. La detrazione Irpef o Ires, però, non potrà più essere ripartita, a scelta del contribuente, da trea dieci anni, ma dovrà essere suddivisa in cinque rate annuali di pari importo.
Un interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Per l'agevolazione fiscale sugli interventi di risparmio energetico si dovrebbe tornare sostanzialmente alle regole previste prima della stretta introdotta dal decreto legge n. 185/2008.Solo per le spese sostenute nel 2009 e 2010, infatti, la detrazione del 55% dovrà essere ripartita in cinque anni e si dovrà inviare una comunicazione alle Entrate. Per usufruire del bonus del 55%, quindi, non si dovrà più attendere che l'Agenzia verifichi lasufficienza dei fondi. Sono queste le principali novità dell'emendamento approvato ieri in commissione Bilancio e Finanze della Camera, in sede di conversione in legge del Dl anticrisi. Novità che, ovviamente, dovranno essere confermate nel voto dell'Aula di Montecitorio e in quello del Senato poi, per diventare operative.In base al Dl anti-crisi, infatti, gli interessati al bonus per le spese del 2008 dovrebbero inviare un'istanza (condizionata alla copertura dei fondi stanziati) alle Entrate a partire dal prossimo 15 gennaio 2009. Confidando nella " promessa" modifica il "modello" per presentarla non è stato ancora approvato. Per cui nessuna domanda "fai da te" inviata alle Entrate da giovedì prossimo potrà essere presa in considerazione.Spese sostenute nel 2008 In base all'emendamento approvato ieri, per le spese sostenute nel 2008, l'agevolazione spetterà se verranno rispettati gli stessi adempimenti previsti per le spese sostenute nel 2007, senza inviare domande all'agenzia delle Entrate.Per i privati e i lavoratori autonomi ( professionisti), la spesa si considera "sostenuta" quando viene pagata attraverso il bonifico bancario, mentre per le imprese la spesa è sostenuta, per i beni mobili, alla data della consegna o spedizione, per le prestazioni di servizi, alla data della loro ultimazione.Chi ha "sostenuto" la spesa agevolata nel 2008 potrà beneficiare della detrazione Irpef o Ires del 55% già dai modelli Unico 2009 o nel 730 2009 relativi al 2008, se ha: effettuato nel 2008 i pagamenti tramite bonifico, contenente la specifica causale (condizione non necessaria per le imprese); acquisito l'attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica, prodotto da un tecnico abilitato (dal 2008, non più necessario per la sostituzione di finestre e l'installazione di pannelli solari); inviato la scheda informativa e i dati dell'attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica all'Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.Se le spese sono state sostenute nel 2008 (pagate, per i privati), ma i lavori non sono ancora terminati, si potrà comunque iniziare a beneficiare dello sconto fiscale già dalle dichiarazioni dei redditi relative al 2008, a condizione che si predisponga una semplice dichiarazione in cui si attesti che i lavori non sono ancora ultimati (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 aprile 2008). La comunicazione all'Enea andrà inviata entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Per il 2008, la detrazione continuerà a poter essere ripartita da tre a dieci anni, a scelta irrevocabile del contribuente.Spese del 2009 e del 2010 Anche per le spese sostenute nel 2009 e nel 2010, non sarà più necessario inviare alle Entrate un'istanza per consentire il monitoraggio e la verifica del rispetto dei limiti dei fondi stanziati. L'emendamento approvato, infatti, prevede la sostituzione dell'istanza con una comunicazione da inviare alle Entrate e la fruizione della detrazione non sarà più «subordinata alla ricezione dell'assenso » da parte dell'Agenzia.I termini e le modalità della presentazione della comunicazione per il 2009 e 2010 verranno stabiliti da un provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate.Per le spese future, quindi, oltre a tutti gli adempimenti previsti per le spese sostenute nel 2008, descritti in precedenza, dovrà essere inviata questa comunicazione alle Entrate. La detrazione Irpef o Ires, però, non potrà più essere ripartita, a scelta del contribuente, da trea dieci anni, ma dovrà essere suddivisa in cinque rate annuali di pari importo.
Un interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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Ecco le ultime eco-vittime: tv al plasma e Google
Dagli all'untore: le nuove norme Ue volute dalla lobby verde mettono al bando gli schermi piatti, dice il Giornale. E uno studio giura: anche internet inquina
Milano - Adesso ce l’hanno con Google. Hanno i loro siti, i blog, le community, le newsletter, le mail. E vogliono spegnere tutto, i motori di ricerca, se non internet direttamente, se stessi, che alla fine non sarebbe nemmeno una cattiva idea. I pasdaran dell’ecologicamente corretto si sono messi lì da bravi e hanno fatto quattro calcoli nuovi: ogni ricerca compiuta con Google produce sette grammi di Co2 contribuendo così ad aumentare pure lui il riscaldamento della temperatura del pianeta. Cioè con una sola ricerca su internet ti puoi scaldare un paio di tazze di tè, visto che consumi praticamente la stessa quantità di anidride carbonica. «Google gestisce enormi centri dati in tutto il mondo che consumano un’enorme quantità di energia ed ha perciò un nefasto impatto ambientale» ha sentenziato triste e negativo il professor Alex Wissner-Gross, fisico ricercatore dell’università di Harvard, citato dal britannico Times.
La navigazione su una semplice pagina, soprattutto su quelle dei siti ambientalisti di ogni ordine e grado, insiste il prof, produce circa 0,02 g di Co2 per secondo, che cresce, ovvio, se accompagnate da foto, filmati o animazioni. Sentenza che fa il paio con un altro studio americano che ha dimostrato come il settore dell’information technology, computer, telefonini, calcolatori e dintorni, è responsabile per il 2 per cento delle emissioni di Co2 in tutto il mondo, cioè praticamente la stessa percentuale prodotta dall’aviazione civile tutta. Per comunicazione e voli low cost meglio puntare sul piccione viaggiatore, due solo con una fava.
Ma ce n’è un’altra. Anche il televisore al plasma a schermo piatto è formalmente alla sbarra, accusato di crimini contro l’umanità, sentenza firmata dall’Unione europea in persona. L’Independent giusto ieri si è premurato di ricordare che le nuove direttive ultra restrittive dell’Unione europea in materia di protezione dell’ambiente e risparmio energetico, che Londra dovrà rispettare a partire dal 2015, potrebbero avere immediate, clamorose ed economicamente pesanti conseguenze un po’ dappertutto.
La direttiva punta infatti a ridurre drasticamente i consumi domestici mettendo fuori legge molti elettrodomestici, se non tutti. E vittime designate sono i pur molto desiderati supertelevisori al plasma, che l’Independent definisce i «Suv del salotto» che consumano quattro volte di più delle tv tradizionali. Anche noi del resto avevamo il sospetto che spegnere le trasmissioni della De Filippi o di Cucuzza sarebbe servito a combattere una volta per tutte l’effetto serra.
Il problema è che negli ultimi 30 anni il numero di apparecchi tv e gadget annessi e connessi in Inghilterra è quasi triplicato, più di 60 milioni di esemplari, senza contare ferri da stiro, lavastoviglie, videogiochi e compagnia suonante. Ma gli ultrà verdi sono fatti così: a Berlino forano le gomme delle auto, a Parigi spengono le luci dei negozi, a New York vietano l’acqua in bottiglia. E quando a Chernobyl scoprirono che la vita selvatica era tornata prepotente a vivere nei trenta chilometri attorno al reattore esploso, se ne uscirono con un «dovremmo buttare scorie radioattive anche in Amazzonia contro gli sfruttatori».
Niente luci, niente riscaldamento, tranne il bue e l’asinello, niente spostamenti, se non in bici o a piedi, niente frigoriferi, niente tv e giornali di carta, vasche da bagno, aria condizionata. Hanno come progetto politico la ricostituzione delle Repubbliche marinare ma se provi a dirgli qualcosa fanno i permalosi. Perché alla fine è l’uomo la vera peste del pianeta. Ma che volete fare: anche morire inquina...
Milano - Adesso ce l’hanno con Google. Hanno i loro siti, i blog, le community, le newsletter, le mail. E vogliono spegnere tutto, i motori di ricerca, se non internet direttamente, se stessi, che alla fine non sarebbe nemmeno una cattiva idea. I pasdaran dell’ecologicamente corretto si sono messi lì da bravi e hanno fatto quattro calcoli nuovi: ogni ricerca compiuta con Google produce sette grammi di Co2 contribuendo così ad aumentare pure lui il riscaldamento della temperatura del pianeta. Cioè con una sola ricerca su internet ti puoi scaldare un paio di tazze di tè, visto che consumi praticamente la stessa quantità di anidride carbonica. «Google gestisce enormi centri dati in tutto il mondo che consumano un’enorme quantità di energia ed ha perciò un nefasto impatto ambientale» ha sentenziato triste e negativo il professor Alex Wissner-Gross, fisico ricercatore dell’università di Harvard, citato dal britannico Times.
La navigazione su una semplice pagina, soprattutto su quelle dei siti ambientalisti di ogni ordine e grado, insiste il prof, produce circa 0,02 g di Co2 per secondo, che cresce, ovvio, se accompagnate da foto, filmati o animazioni. Sentenza che fa il paio con un altro studio americano che ha dimostrato come il settore dell’information technology, computer, telefonini, calcolatori e dintorni, è responsabile per il 2 per cento delle emissioni di Co2 in tutto il mondo, cioè praticamente la stessa percentuale prodotta dall’aviazione civile tutta. Per comunicazione e voli low cost meglio puntare sul piccione viaggiatore, due solo con una fava.
Ma ce n’è un’altra. Anche il televisore al plasma a schermo piatto è formalmente alla sbarra, accusato di crimini contro l’umanità, sentenza firmata dall’Unione europea in persona. L’Independent giusto ieri si è premurato di ricordare che le nuove direttive ultra restrittive dell’Unione europea in materia di protezione dell’ambiente e risparmio energetico, che Londra dovrà rispettare a partire dal 2015, potrebbero avere immediate, clamorose ed economicamente pesanti conseguenze un po’ dappertutto.
La direttiva punta infatti a ridurre drasticamente i consumi domestici mettendo fuori legge molti elettrodomestici, se non tutti. E vittime designate sono i pur molto desiderati supertelevisori al plasma, che l’Independent definisce i «Suv del salotto» che consumano quattro volte di più delle tv tradizionali. Anche noi del resto avevamo il sospetto che spegnere le trasmissioni della De Filippi o di Cucuzza sarebbe servito a combattere una volta per tutte l’effetto serra.
Il problema è che negli ultimi 30 anni il numero di apparecchi tv e gadget annessi e connessi in Inghilterra è quasi triplicato, più di 60 milioni di esemplari, senza contare ferri da stiro, lavastoviglie, videogiochi e compagnia suonante. Ma gli ultrà verdi sono fatti così: a Berlino forano le gomme delle auto, a Parigi spengono le luci dei negozi, a New York vietano l’acqua in bottiglia. E quando a Chernobyl scoprirono che la vita selvatica era tornata prepotente a vivere nei trenta chilometri attorno al reattore esploso, se ne uscirono con un «dovremmo buttare scorie radioattive anche in Amazzonia contro gli sfruttatori».
Niente luci, niente riscaldamento, tranne il bue e l’asinello, niente spostamenti, se non in bici o a piedi, niente frigoriferi, niente tv e giornali di carta, vasche da bagno, aria condizionata. Hanno come progetto politico la ricostituzione delle Repubbliche marinare ma se provi a dirgli qualcosa fanno i permalosi. Perché alla fine è l’uomo la vera peste del pianeta. Ma che volete fare: anche morire inquina...
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