Arrivano 22 milioni e 800 mila euro di finanziamenti regionali per le imprese turistiche che però difficilmente riusciranno ad utilizzarli. «I comuni il 28 febbraio dovevano fare le varianti per l´attuazione della legge regionale che consente di potenziare gli alberghi, quella dell´assessore Ruggeri. Ma molti non hanno proceduto e noi come facciamo a chiedere i finanziamenti, se non sappiamo per che cosa?». La denuncia arriva dal presidente di Federalberghi della Provincia di Savona, Matteo Ravera, che ieri mattina in Regione era visibilmente imbarazzato: stava tra l´assessore al Turismo, Margherita Bozzano, e il presidente della Filse, Edoardo Bozzo, che presentavano tre bandi per aiutare le imprese turistiche a rinnovarsi, partendo dall´efficienza energetica per finire con gli arredi. E Ravera davanti ad una così cospicua mole di finanziamenti ha abbozzato. Ha ringraziato. Ma non è riuscito a mentire fino in fondo e così ha detto: «Già prima di questa riunione ho spiegato la situazione: questi bandi verranno aperti a fine giugno, ma per le imprese sarà presto. Per la legge Ruggeri chiederemo un finanziamento ad hoc nel 2010». Non solo: «Stanno per entrare in vigore anche le nuove norme regionali per la riclassificazione alberghiera. Sarebbe stato meglio che questi due provvedimenti arrivassero insieme perché, ad esempio, un esercizio che oggi ha tre stelle magari dopo la riclassificazione ne avrà due. Comunque, i bandi verranno utilizzati, magari per mobili e televisori che con le nuove norme dovranno comunque essere messi in ogni stanza». (La Repubblica)
Mi pare utile segnalare un altro progetto di risparmio ed efficienza energetica: la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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venerdì 20 marzo 2009
mercoledì 18 febbraio 2009
Efficienza energetica, emissioni stabili in famiglia
Un timido risultato fino al 2006, certificato dalle statistiche. E un potenziale sviluppo positivo negli anni più recenti preannunciato dai consumi. Secondo i dati Istat dal 2000 al 2006 le emissioni di Co2 da parte delle famiglie sono calate di appena l'1 per cento. La modesta performance viene alla luce proprio nel giorno del quarto anniversario del protocollo di Kyoto, che Il Sole 24 Ore del Lunedì ricorda con un numero a impatto ambientale zero.I dati ufficiali si fermano al 2006 per motivi di raccolta statistica, ma contengono già una sorpresa: il "nemico" è dentro casa e non sulla strada. Se infatti le emissioni di anidride carbonica generate dai carburanti e dai lubrificanti delle auto sono calate del 10%, quelle derivanti dal riscaldamento sono cresciute dell'8 per cento.«Il trasporto non sembra più essere il grande colpevole», sottolinea Clara Poletti, direttore del Centro ricerca ambiente ed energia dell'Università Bocconi. Complessivamente nel 2006 gli italiani hanno immesso nell'aria 104 milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari a 1,7 tonnellate pro capite. Ma dati alla mano, si scopre che a partire dal 2004 il primato nella generazione delle emissioni di anidride carbonica è passato dai carburanti delle auto al riscaldamento, con un picco a 58,3 milioni di tonnellate di Co2 nel 2005. «La dinamica del riscaldamento - prosegue Poletti - dipende molto dalle temperature e va ricordato che il 2005 è stato un inverno particolarmente rigido ». Le famiglie sono state invece più virtuose sul fronte delle emissioni di monossido di carbonio e dei composti organici non volatili. Le prime, generate soprattutto dai gas di scarico delle auto, sono diminuite del 34%, mentre le seconde, sprigionate dalle vernici utilizzate in casa, sono calate del 28 per cento.Dal 2006 in poi a raccontare la storia delle emissioni sono i consumi e i comportamenti degli italiani. Dalle auto agli elettrodomestici passando per le caldaie, i dati di mercato fotografano un'attenzione sempre più crescente all'ambiente.Dal 1998 al gennaio 2009 sono state immatricolate 391mila auto " verdi", con una quota di mercato passata dallo 0,1 a quasi il 4 per cento. Una virata verso il rispetto dell'ambiente che si è fatta sempre più visibile proprio negli anni 2005 e 2006: secondo i dati dell'Unrae, i veicoli a benzina e metano immatricolati sono passati da circa 9mila del 2004 a oltre 24mila nel 2006, quelli a benzina+gpl sono addirittura quintuplicati, fino a superare quota 70mila nel 2008. Ulteriori sviluppi positivi in nome della sostenibilità saranno possibili sulla scia del decreto anti-crisi appena entrato in vigore (si veda Il Sole 24 Ore del 12 febbraio). La politica degli incentivi ha favorito anche la conversione al verde nel settore degli elettrodomestici. Dal 2006 al 2007 i frigoriferi ad alta efficienza energetica (A+ e A++) sono passati dal 12 al 26% del mercato. Secondo il Ceced, il trend è proseguito anche nel 2008 con una quota stimata del 47 per cento. Ogni nuovo apparecchio riduce il consumo annuo di elettricità di circa 200 kWh. Sostituendo i circa 20 milioni di elettrodomestici in uso da oltre dieci anni nelle famiglie italiane con quelli di ultima generazione si realizzerebbe un risparmio di elettricità pari al consumo di una città come Palermo. (Dal Sole 24 Ore)
Un altro interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica: si tratta della Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Un altro interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica: si tratta della Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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martedì 10 febbraio 2009
Sorgenia lancia con Rds iniziativa per risparmio energetico
Sorgenia e Rds lanciano una campagna contro gli sprechi energetici e per la sensibilità verso l’ambiente. L’iniziativa si concluderà lunedì 16 febbraio, quarto anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Dal 9 al 15 febbraio gli ascoltatori potranno lasciare sul sito di Rds (www.rds.it) i loro eco-pensieri sul tema «Risparmio energetico e rispetto del Pianeta». I più efficaci e originali saranno letti in diretta alla radio, mentre il 16 febbraio, alcuni saranno anche pubblicati su testate nazionali. (Da Finanza & Mercati)
Un'altra interessante campagna tutta italiana per il risparmio e l'efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Un'altra interessante campagna tutta italiana per il risparmio e l'efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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lunedì 2 febbraio 2009
Bonus fiscale per l'efficienza, si riparte
L’articolo 29 del dl anticrisi ripropone la possibilità di detrazione del 55% delle spese sostenute per opere edilizie di efficientamento energetico. Lo sgravio spalmato su cinque anni, spiega Finanza & Mercati
L’allarme rosso è rientrato. Il temuto stop al bonus fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, a uso abitativo e non, è stato infatti prorogato. Con 158 voti a favore, 126 contrari e 2 astenuti, il Senato ha votato la fiducia al governo sul decreto legge anticrisi da cinque miliardi di euro varato a fine novembre. Il decreto (dl 185/2008), sotto i riflettori soprattutto per questioni bancarie e di credito fondiario, contiene anche il lungamente discusso articolo 29, quello cioè che definisce la disciplina in merito agli sconti fiscali sulle spese di riqualificazione energetica degli edifici, prevedendo la possibilità di detrarre a fini fiscali il 55% delle spese sostenute per opere di efficientamento energetico. In seguito a cori di proteste ed all’opposizione delle associazioni dei consumatori, nonché dei costruttori, sono state eliminate sia la norma che introduceva la retroattività del provvedimento, sia il meccanismo del silenzio-rifiuto a seguito della presentazione delle istanze per ottenere il bonus fiscale. In pratica, per le spese sostenute negli anni 2009 e 2010, chi vorrà ottenere la detrazione dovrà inviare apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento che la stessa Agenzia delle Entrate emanerà entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto anticrisi; tale comunicazione, che ha lo scopo di monitorare l’andamento delle richieste, conterrà la data di inizio lavori, la spesa sostenuta e la cifra da portare in detrazione. Come già succedeva prima, inoltre, chi farà richiesta dovrà inviare la documentazione tecnica all’Enea per via telematica. «Solo se il nuovo sito non sarà pronto entro il primo aprile 2009 - chiarisce Giampaolo Valentini, coordinatore del gruppo di lavoro sull’efficienza energetica dell’Enea - sarà possibile effettuare la richiesta tramite raccomandata».La principale novità risiede nel fatto che il contribuente, a differenza della pregressa normativa, potrà detrarre lo sgravio fiscale esclusivamente in 5 anni, (mentre prima era il contribuente a scegliere in quanti anni, da 3 a 10, recuperarlo), sulla base di una rata costante calcolata, appunto sul quinquennio. Questo per consentire all’Erario di calcolare con esattezza a quanto ammonterà il mancato gettito negli anni successivi. Grosso aspetto positivo è l’eliminazione dei tetti di spesa annuali messi a disposizione dall’Esecutivo.Nulla cambia, invece, per chi ha eseguito gli interventi di riqualificazione energetica entro il 31 dicembre 2008. Le procedure e i termini rimangono quelli già consolidati, compresa la possibilità di scegliere il numero di rate in cui detrarre l’importo, da 3 a 10 anni; scelta che dovrà essere fatta all’atto della dichiarazione dei redditi e che sarà irrevocabile.
Un interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
L’allarme rosso è rientrato. Il temuto stop al bonus fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, a uso abitativo e non, è stato infatti prorogato. Con 158 voti a favore, 126 contrari e 2 astenuti, il Senato ha votato la fiducia al governo sul decreto legge anticrisi da cinque miliardi di euro varato a fine novembre. Il decreto (dl 185/2008), sotto i riflettori soprattutto per questioni bancarie e di credito fondiario, contiene anche il lungamente discusso articolo 29, quello cioè che definisce la disciplina in merito agli sconti fiscali sulle spese di riqualificazione energetica degli edifici, prevedendo la possibilità di detrarre a fini fiscali il 55% delle spese sostenute per opere di efficientamento energetico. In seguito a cori di proteste ed all’opposizione delle associazioni dei consumatori, nonché dei costruttori, sono state eliminate sia la norma che introduceva la retroattività del provvedimento, sia il meccanismo del silenzio-rifiuto a seguito della presentazione delle istanze per ottenere il bonus fiscale. In pratica, per le spese sostenute negli anni 2009 e 2010, chi vorrà ottenere la detrazione dovrà inviare apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento che la stessa Agenzia delle Entrate emanerà entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto anticrisi; tale comunicazione, che ha lo scopo di monitorare l’andamento delle richieste, conterrà la data di inizio lavori, la spesa sostenuta e la cifra da portare in detrazione. Come già succedeva prima, inoltre, chi farà richiesta dovrà inviare la documentazione tecnica all’Enea per via telematica. «Solo se il nuovo sito non sarà pronto entro il primo aprile 2009 - chiarisce Giampaolo Valentini, coordinatore del gruppo di lavoro sull’efficienza energetica dell’Enea - sarà possibile effettuare la richiesta tramite raccomandata».La principale novità risiede nel fatto che il contribuente, a differenza della pregressa normativa, potrà detrarre lo sgravio fiscale esclusivamente in 5 anni, (mentre prima era il contribuente a scegliere in quanti anni, da 3 a 10, recuperarlo), sulla base di una rata costante calcolata, appunto sul quinquennio. Questo per consentire all’Erario di calcolare con esattezza a quanto ammonterà il mancato gettito negli anni successivi. Grosso aspetto positivo è l’eliminazione dei tetti di spesa annuali messi a disposizione dall’Esecutivo.Nulla cambia, invece, per chi ha eseguito gli interventi di riqualificazione energetica entro il 31 dicembre 2008. Le procedure e i termini rimangono quelli già consolidati, compresa la possibilità di scegliere il numero di rate in cui detrarre l’importo, da 3 a 10 anni; scelta che dovrà essere fatta all’atto della dichiarazione dei redditi e che sarà irrevocabile.
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venerdì 30 gennaio 2009
Liguria: case in vendita, diventa obbligatoria la classe energetica
«AAA vero affare, vendesi villa 200 mq vista mare, classe energetica G» (la più bassa). Un tipo di annuncio cui dobbiamo abituarci: sta infatti per scattare l'obbligo, per la compravendita o locazione di ogni singolo alloggio nuovo o appena ristrutturato, del certificato di efficienza energetica che, come per gli elettrodomestici, attesta lo stato degli impianti. Attenzione, si tratta di una "fotografia" dello stato dell'arte – in assenza di interventi vale dieci anni – che non impone di mettere a norma impianti magari superenergivori. Le scadenze, per un preclaro esempio di federalismo imperfetto, sono differenziate:l'obbligo di attestato, che in Italia scattadalprossimo1 Úluglio, inLiguria è anticipato all'8 maggio 2009 (già in vigore da maggio per gli edifici sopra i 1.000 mq, e da novembre fino a 1.000 mq).Il quadro normativo nazionale ha in realtà ancora diverse incognite. La Liguria, che legiferando in materia di energia, nel 2007 è stata una delle Regioni pioniere nel lancio di un regolamento in materia di certificazione energetica degli edifici, si è trovata nella condizione di rimetterci subito mano (la nuova versione, frutto della drg 1869 del 30 dicembre 2008, è di imminente pubblicazione sul Bur; le scadenze sono confermate), per armonizzare le regole con il livello nazionale che, dal canto suo,ha cambiato nell'iter svariati dettagli, senza arrivare a tutt'oggi a promulgare le linee guida. L'input in ogni caso è europeo. In Italia la certificazione energetica è stata resa obbligatoria dal Dlgs 192/ 2005 (in attuazione della direttiva 2002/91/CE) e dal Dlgs 311/2006). In origine era prevista la nullità di ogni atto notarile di compravendita in cui il certificato non fosse allegato. Poi è venuto meno l'obbligo di allegare l'attestato, ma non di redigerlo.La Regione in settembre ha organizzato i primi corsi professionali sperimentali per certificatori energetici, uniche figure che, una volta iscritte in apposito elenco, possono elaborare gli attestati (il costo per alloggio è di 3-400 euro): si apre un nuovo mercato. Appena stilato un primo gruppo di enti formativi abilitati a svolgere i corsi (www. ambienteinliguria.it).I costruttori, a Genova associati in Assedil-Ance (300 imprese), seguono con interesse la questione, e sono a loro volta in cerca di sponsor per avviare un corso ad hoc per i tecnici comunali. Rimangono intanto col fiato sospeso per le detrazioni al 55% sugli interventi di riqualificazione energetica che, dopo pressioni e a grande richiesta, paiono riconfermate (come emendamenti del decreto legge "anticrisi"). Gettonatissime: «A livello nazionale –racconta Bruno Pelizzari, vicepresidente con delega all'energia – c'era una previsione di 350 milioni, mentre il bonus nel 2007 ha attivato sgravi per un miliardo. In Liguria, se l'edilizia è rimasta ferma, e gli impiantisti hanno lavorato un po', i serramentisti al contrario hanno messo a segno un buon business». (Dal Sole 24 Ore)
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Un interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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venerdì 12 dicembre 2008
Anche un Nobel per l´ambiente Obama prepara la svolta "verde"
(tratto da La Repubblica) Un premio Nobel per la Fisica nella squadra di Obama. Steven Chu, che nel 1997 ottenne il riconoscimento per i suoi studi sul raffreddamento degli atomi, è l´uomo cui il presidente-eletto ha deciso di affidare uno dei più delicati ministeri della prossima Casa Bianca, l´Energia. Non è ancora ufficiale (l´annuncio verrà fatto la prossima settimana) ma i media americani, grazie alle soffiate di "fonti" vicine a Obama, lo danno già per certo. Al fianco di Chu lavoreranno tre donne: Lysa Jackson guiderà l´Enviromental Protection Administration (Epa), il dipartimento che si occupa di protezione ambientale, Nancy Sutley presiederà il Consiglio sulla «qualità ambientale» della Casa Bianca, e Carol Browner, che ha già lavorato nell´amministrazione Clinton, avrà l´incarico di coordinatore per l´energia.Un uomo e tre donne per una squadra chiamata a cambiare radicalmente l´attuale politica degli Stati Uniti sulle questioni climatiche, che è stata subito ribattezzata come il dream team dell´ambiente e che ha ricevuto il plauso unanime dell´ala liberal del Partito democratico, finora critica con Obama per le scelte - ritenute troppo centriste - negli altri ministeri-chiave. In campagna elettorale il neo-presidente aveva promesso una svolta sulle questioni ambientali, e le biografie dei quattro prescelti (dopo un incontro che Obama ha avuto martedì con Al Gore) la confermano in pieno.Chu, uno scienziato di 60 anni figlio d´immigrati cinesi, è diventato famoso grazie al Nobel per la Fisica ma negli ultimi anni ha rivolto i suoi studi alle questioni ambientali, prima all´università di Stanford poi in quella di Berkeley, dove dal 2004 dirige il Lawrence Berkeley National Laboratory, il principale centro americano nella ricerca sull´efficienza energetica, l´energia solare e i biocarburanti.Lysa Jackson, attuale capo dello staff del Governatore del New Jersey Jon Corzine, è stata la responsabile del dipartimento per la protezione ambientale nello stesso Stato, ed è un´afroamericana nata nel Ninth Ward di New Orleans, il quartiere popolare devastato dall´uragano Katrina in cui la casa della madre venne completamente distrutta. Con Nancy Sutley, che fa parte del «Californian Lesbian, Gay, Bisexual and Trasgender Committee» entra nella squadra della Casa Bianca la prima militante gay dichiarata. Attualmente vice-sindaco di Los Angeles, la Sutley ha fatto parte del consiglio per il controllo delle risorse idriche della California. Carol Browner, avvocato della Florida ed ex assistente parlamentare di Gore, è stata alla guida dell´Epa durante gli otto anni dell´amministrazione Clinton ed era riuscita ad imporre limiti molto stretti al livello d´inquinamento dell´aria, tanto da diventare la bestia nera delle lobby industriali. Obama non vuole che venga chiamata "zar dell´energia" («è un termine che non gli piace», ha detto un suo consigliere) ma la Browner avrà un potere particolare, quello di coordinare tutte le riforme energetiche, uno dei punti principali nel piano contro la crisi economica.
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giovedì 11 dicembre 2008
Effetto serra, Roma minaccia il veto alla Ue
Tratta da La Repubblica
Silvio Berlusconi parte per Bruxelles a testa bassa. Alla vigilia del delicato vertice Ue chiamato ad approvare la nuova Kyoto europea, il premier ha ribadito: «Anche se ci sono state molte concessioni, se i nostri interessi saranno colpiti non esiterò a mettere il veto». Dopo qualche giorno di toni pacati, dunque, l´Italia torna ad evocare la possibilità di mandare tutti a casa senza un accordo sul pacchetto climatico dell´Unione, linea appoggiata dalla presidente di Confindustria Emma Mercegaglia. L´appuntamento è per le tre di oggi pomeriggio, quando a Bruxelles confluiranno i capi di Stato e di governo dei 27. Fino a quel momento gli "sherpa" negozieranno ogni virgola del testo che la Francia - presidente di turno della Ue - metterà sul tavolo. Da lì partiranno i negoziati dei leader, che si annunciano tesi e lunghi. Intanto un appello a permettere all´Unione di entrare nella terza rivoluzione industriale - quella verde - lo ha lanciato il premio Nobel Al Gore, a Milano per accettare la cittadinanza onoraria dalle mani di Letizia Moratti: «Spero che gli italiani, d´accordo con la comunità scientifica, possano influenzare le politiche ambientali del governo», ha detto l´ex vicepresidente Usa paragonando l´opposizione al piano Ue alla guerra in Iraq: due decisioni basate «su false premesse» (nello specifico, quella che costi troppo).Il pacchetto prevede di dare seguito a Kyoto con un triplo impegno del 20% entro il 2020: taglio delle emissioni di CO2, incremento di efficienza energetica e fonti rinnovabili. E se dopo mesi di aspri negoziati si è trovato un accordo su auto ed energie rinnovabili, rimangono aperti i temi legati alla riduzione dei gas industriali: Italia, Germania e Polonia - che guida un gruppo di paesi dell´Est - chiedono aiuti per la loro industria. L´ex blocco sovietico dovrebbe ottenere un fondo per aiutare le imprese a uscire dall´epoca del carbone, la Germania uno sconto sulle quote a pagamento che danno diritto ad emettere CO2. L´Italia ha già ottenuto molto, ma vuole di più. Innanzitutto, insieme ai tedeschi, pretende la salvaguardia dei settori a rischio delocalizzazione: dal 2013 l´industria Ue dovrà pagare per inquinare e per evitare la fuga verso i Paesi dove farlo non costerà nulla, così la richiesta è di dare quote gratis ai settori più a rischio. Roma chiede anche di contabilizzare come energia pulita domestica quella prodotta all´estero (dove costa meno) e la definizione di come impiegare i 5 miliardi del bilancio comunitario destinati all´agricoltura ma non spesi: si teme che vadano a finanziare reti energetiche in concorrenza con i progetti dei gruppi italiani. L´ultimo no del governo è sull´impegno Ue ad andare avanti con il piano anche in caso di fallimento dei negoziati Onu che nel 2009 dovrebbero partorire la nuova Kyoto mondiale. Proprio per arrivare a quell´appuntamento con una posizione forte, il presidente di turno dell´Unione, Nicolas Sarkozy, vuole chiudere un accordo a questo vertice per poi convincere l´Europarlamento ad accettarlo.
Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad paolo Scaroni
Silvio Berlusconi parte per Bruxelles a testa bassa. Alla vigilia del delicato vertice Ue chiamato ad approvare la nuova Kyoto europea, il premier ha ribadito: «Anche se ci sono state molte concessioni, se i nostri interessi saranno colpiti non esiterò a mettere il veto». Dopo qualche giorno di toni pacati, dunque, l´Italia torna ad evocare la possibilità di mandare tutti a casa senza un accordo sul pacchetto climatico dell´Unione, linea appoggiata dalla presidente di Confindustria Emma Mercegaglia. L´appuntamento è per le tre di oggi pomeriggio, quando a Bruxelles confluiranno i capi di Stato e di governo dei 27. Fino a quel momento gli "sherpa" negozieranno ogni virgola del testo che la Francia - presidente di turno della Ue - metterà sul tavolo. Da lì partiranno i negoziati dei leader, che si annunciano tesi e lunghi. Intanto un appello a permettere all´Unione di entrare nella terza rivoluzione industriale - quella verde - lo ha lanciato il premio Nobel Al Gore, a Milano per accettare la cittadinanza onoraria dalle mani di Letizia Moratti: «Spero che gli italiani, d´accordo con la comunità scientifica, possano influenzare le politiche ambientali del governo», ha detto l´ex vicepresidente Usa paragonando l´opposizione al piano Ue alla guerra in Iraq: due decisioni basate «su false premesse» (nello specifico, quella che costi troppo).Il pacchetto prevede di dare seguito a Kyoto con un triplo impegno del 20% entro il 2020: taglio delle emissioni di CO2, incremento di efficienza energetica e fonti rinnovabili. E se dopo mesi di aspri negoziati si è trovato un accordo su auto ed energie rinnovabili, rimangono aperti i temi legati alla riduzione dei gas industriali: Italia, Germania e Polonia - che guida un gruppo di paesi dell´Est - chiedono aiuti per la loro industria. L´ex blocco sovietico dovrebbe ottenere un fondo per aiutare le imprese a uscire dall´epoca del carbone, la Germania uno sconto sulle quote a pagamento che danno diritto ad emettere CO2. L´Italia ha già ottenuto molto, ma vuole di più. Innanzitutto, insieme ai tedeschi, pretende la salvaguardia dei settori a rischio delocalizzazione: dal 2013 l´industria Ue dovrà pagare per inquinare e per evitare la fuga verso i Paesi dove farlo non costerà nulla, così la richiesta è di dare quote gratis ai settori più a rischio. Roma chiede anche di contabilizzare come energia pulita domestica quella prodotta all´estero (dove costa meno) e la definizione di come impiegare i 5 miliardi del bilancio comunitario destinati all´agricoltura ma non spesi: si teme che vadano a finanziare reti energetiche in concorrenza con i progetti dei gruppi italiani. L´ultimo no del governo è sull´impegno Ue ad andare avanti con il piano anche in caso di fallimento dei negoziati Onu che nel 2009 dovrebbero partorire la nuova Kyoto mondiale. Proprio per arrivare a quell´appuntamento con una posizione forte, il presidente di turno dell´Unione, Nicolas Sarkozy, vuole chiudere un accordo a questo vertice per poi convincere l´Europarlamento ad accettarlo.
Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad paolo Scaroni
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mercoledì 10 dicembre 2008
A Poznan la svolta sul clima
Da L'Opinione
Si tiene proprio in questi giorni a Poznan, in Polonia, la conferenza climatica tra i potenti della Terra per fare il punto della situazione sul Protocollo di Kyoto, in scadenza nell’anno 2012. Il trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale – entrato in vigore a seguito della ratifica della Russia il 16 Febbraio 2005 - venne sottoscritto in Giappone l’11 Dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Dei 37 Paesi industrializzati che hanno aderito a questo importante tentativo su scala planetaria di contenimento dei gas serra, la maggior parte fatica a raggiungere gli obiettivi di riduzione programmati (circa il 5,2% di tagli alle emissioni rispetto ai livelli del 1990). Viste le premesse, la conferenza polacca si pone quale punto di svolta della discussione, profilandosi come luogo di decisioni sul futuro del Protocollo. A questo punto le opzioni saranno due: un eventuale rilancio del Protocollo o una riduzione degli obiettivi, da lasciarsi soprattutto alla buona volontà dei paesi che vi hanno aderito. Risale a pochi giorni fa l’annuncio del presidente neo-eletto degli Stati Uniti d’America Barack Obama, sull’argomento ambiente: ricondurre le emissioni di gas serra negli States ai livelli del 1990 entro il 2020 e stanziare 15 miliardi di dollari l’anno in energie rinnovabili “per catalizzare gli sforzi del settore privato nella costruzione di un futuro energetico pulito”.
Si tiene proprio in questi giorni a Poznan, in Polonia, la conferenza climatica tra i potenti della Terra per fare il punto della situazione sul Protocollo di Kyoto, in scadenza nell’anno 2012. Il trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale – entrato in vigore a seguito della ratifica della Russia il 16 Febbraio 2005 - venne sottoscritto in Giappone l’11 Dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Dei 37 Paesi industrializzati che hanno aderito a questo importante tentativo su scala planetaria di contenimento dei gas serra, la maggior parte fatica a raggiungere gli obiettivi di riduzione programmati (circa il 5,2% di tagli alle emissioni rispetto ai livelli del 1990). Viste le premesse, la conferenza polacca si pone quale punto di svolta della discussione, profilandosi come luogo di decisioni sul futuro del Protocollo. A questo punto le opzioni saranno due: un eventuale rilancio del Protocollo o una riduzione degli obiettivi, da lasciarsi soprattutto alla buona volontà dei paesi che vi hanno aderito. Risale a pochi giorni fa l’annuncio del presidente neo-eletto degli Stati Uniti d’America Barack Obama, sull’argomento ambiente: ricondurre le emissioni di gas serra negli States ai livelli del 1990 entro il 2020 e stanziare 15 miliardi di dollari l’anno in energie rinnovabili “per catalizzare gli sforzi del settore privato nella costruzione di un futuro energetico pulito”.
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Protocollo di Kyoto
martedì 2 dicembre 2008
Una beffa per chi risparmia energia "In fumo gli sconti sui lavori già fatti"
Più difficile ottenere gli sconti fiscali su chi instalal pannelli solari, dice la Repubblica. Un progetto di risparmio ed efficienza energetica è stato lanciato dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sull’attuale bolletta energetica di ogni famiglia
Il bonus per la "casa verde" è a rischio: chi ha installato pannelli solari sul tetto di casa o ha rifatto l´impianto di climatizzazione secondo gli standard salva-ambiente, rischia di veder sfumare ampia parte delle detrazioni promesse. Un colpo d´accetta forte e deciso incombe infatti sul bonus fiscale del 55 per cento previsto per gli interventi di risparmio energetico messi in cantiere nel 2008: se il Parlamento confermerà le norme contenute nel decreto legge approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, beneficiare dello sconto sarà difficile come vincere un terno al lotto. Un taglio che ha fatto infuriare chi ha già tirato fuori i soldi. Come dimostrano le tante mail di protesta arrivate a Repubblica.it.Fino ad ora, infatti, per accedere agli sconti bastava presentare domanda all´Enea: scaduti i tempi previsti per il silenzio/assenso, con tre rate annuali il contribuente "ecologico" si sarebbe visto restituire sotto forma di bonus fiscale il 55 per cento della spesa sopportata. Ora non è più così: la letterina all´Enea non basta, bisogna presentarne un´altra (compilando un modulo ad hoc che l´Agenzia delle Entrate varerà entro trenta giorni dall´entrata in vigore del decreto) e sperare nella buona stella. La domanda (contenente tutti i dati necessari alla verifica dello stanziamento) sarà infatti accettata secondo l´ordine cronologico d´arrivo fino ad esaurimento dei fondi disponibili (82,7 milioni per i lavori realizzati nel 2008). Per chi resta fuori dalla corsa si aprono due scenari: nel caso si tratti di un´impresa non c´è nulla da fare, il costo dei lavori sarà a totale carico dell´azienda. Nel caso si tratti di persona fisica c´è la possibilità di un recupero parziale: quel 36 per cento in detrazioni previsto per tutti i lavori di ristrutturazione. In questo caso però il rimborso non avverrà in tre anni, ma in dieci.La perdita è secca: probabilmente una buona parte dei contribuenti, se avessero saputo che andava a finire così, ci avrebbe pensato due volte prima di effettuare i lavori. Facciamo un esempio del "prima" e "dopo": per un´installazione di pannelli solari il bonus fiscale del 55 per cento può coprire una spesa massima di 109.090 euro con una detrazione massima di 60.000 euro. Per quest´anno, per gli esclusi dal maxi bonus del 55, la detrazione del 36 per cento potrà essere calcolata su importo massimo di spesa di 48.000 euro per ciascun immobile. In pratica, un rimborso massimo di 17.280 euro da recuperare in 10 annualità: 1.728 euro all´anno. E´ pur vero che la spesa media delle 194.000 domande finora arrivate all´Enea è di 11.000 euro; tuttavia, i contribuenti che hanno commissionato alle imprese interventi particolarmente onerosi e non potranno contare sul maxi recupero fiscale in tre rate faranno i conti con una spesa alta e imprevista. E magari dovranno rivedere l´importo dei mutui richiesti.Per gli interventi effettuati quest´anno, la domanda deve essere inviata (esclusivamente per via telematica) dal 15 gennaio al 27 febbraio 2009. Per i costi che saranno sostenuti nel 2009 e nel 2010, le domande dovranno essere presentate dal primo giugno e fino al 31 dicembre di ciascun anno. Ben difficilmente, però, i contribuenti - non sapendo se ci saranno i fondi disponibili per coprire le loro spese - commissioneranno alle imprese interventi di riqualificazione energetica degli edifici con lo stesso trend registrato nel 2007 e nel 2008.
Il bonus per la "casa verde" è a rischio: chi ha installato pannelli solari sul tetto di casa o ha rifatto l´impianto di climatizzazione secondo gli standard salva-ambiente, rischia di veder sfumare ampia parte delle detrazioni promesse. Un colpo d´accetta forte e deciso incombe infatti sul bonus fiscale del 55 per cento previsto per gli interventi di risparmio energetico messi in cantiere nel 2008: se il Parlamento confermerà le norme contenute nel decreto legge approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, beneficiare dello sconto sarà difficile come vincere un terno al lotto. Un taglio che ha fatto infuriare chi ha già tirato fuori i soldi. Come dimostrano le tante mail di protesta arrivate a Repubblica.it.Fino ad ora, infatti, per accedere agli sconti bastava presentare domanda all´Enea: scaduti i tempi previsti per il silenzio/assenso, con tre rate annuali il contribuente "ecologico" si sarebbe visto restituire sotto forma di bonus fiscale il 55 per cento della spesa sopportata. Ora non è più così: la letterina all´Enea non basta, bisogna presentarne un´altra (compilando un modulo ad hoc che l´Agenzia delle Entrate varerà entro trenta giorni dall´entrata in vigore del decreto) e sperare nella buona stella. La domanda (contenente tutti i dati necessari alla verifica dello stanziamento) sarà infatti accettata secondo l´ordine cronologico d´arrivo fino ad esaurimento dei fondi disponibili (82,7 milioni per i lavori realizzati nel 2008). Per chi resta fuori dalla corsa si aprono due scenari: nel caso si tratti di un´impresa non c´è nulla da fare, il costo dei lavori sarà a totale carico dell´azienda. Nel caso si tratti di persona fisica c´è la possibilità di un recupero parziale: quel 36 per cento in detrazioni previsto per tutti i lavori di ristrutturazione. In questo caso però il rimborso non avverrà in tre anni, ma in dieci.La perdita è secca: probabilmente una buona parte dei contribuenti, se avessero saputo che andava a finire così, ci avrebbe pensato due volte prima di effettuare i lavori. Facciamo un esempio del "prima" e "dopo": per un´installazione di pannelli solari il bonus fiscale del 55 per cento può coprire una spesa massima di 109.090 euro con una detrazione massima di 60.000 euro. Per quest´anno, per gli esclusi dal maxi bonus del 55, la detrazione del 36 per cento potrà essere calcolata su importo massimo di spesa di 48.000 euro per ciascun immobile. In pratica, un rimborso massimo di 17.280 euro da recuperare in 10 annualità: 1.728 euro all´anno. E´ pur vero che la spesa media delle 194.000 domande finora arrivate all´Enea è di 11.000 euro; tuttavia, i contribuenti che hanno commissionato alle imprese interventi particolarmente onerosi e non potranno contare sul maxi recupero fiscale in tre rate faranno i conti con una spesa alta e imprevista. E magari dovranno rivedere l´importo dei mutui richiesti.Per gli interventi effettuati quest´anno, la domanda deve essere inviata (esclusivamente per via telematica) dal 15 gennaio al 27 febbraio 2009. Per i costi che saranno sostenuti nel 2009 e nel 2010, le domande dovranno essere presentate dal primo giugno e fino al 31 dicembre di ciascun anno. Ben difficilmente, però, i contribuenti - non sapendo se ci saranno i fondi disponibili per coprire le loro spese - commissioneranno alle imprese interventi di riqualificazione energetica degli edifici con lo stesso trend registrato nel 2007 e nel 2008.
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mercoledì 26 novembre 2008
Gli esperti di clima a Poznan
La prossima COP14 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, sarà affiancata e sostenuta da un evento ideato da Econcern per discutere di business sostenibile contestualmente al dibattito dei più grandi temi ambientali ed energetici. Al Sustainable Energy Event di Econcern (che si terrà a Poznan, in Polonia, presso il World Trade Center, 112 dicembre) oltre trenta tra i più autorevoli esperti mondiali di sostenibilità ambientale (tra cui Lord Nicholas Stern, il Professor C.K. Prahalad e Ricardo Lagos) dibatteranno sulle concrete soluzioni offerte dalle imprese in relazione ai negoziati in corso.La COP14 Conference Of Parties (Conferenza delle Parti) è l’organo supremo di concertazione multilaterale previsto dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, giunto quest’anno alla sua 14° edizione dopo l’entrata in vigore del trattato nel marzo 1994. L’evento, ideato da Econcern e supportato da numerose organizzazioni internazionali tra cui anche il Wwf e il Gold Standard, si pone l’obiettivo di legare al grande dibattito politicoeconomico sui temi ambientali ed energetici le soluzioni pratiche che il mondo imprenditoriale attivo nel settore è in grado di offrire, anche nell’attuale contesto di instabilità economicofinanziaria.Saranno indagati e approfonditi gli ultimi sviluppi in tutti gli ambiti dell’energia sostenibile, a partire dalle fonti rinnovabili come il vento, il sole e le maree fino al meccanismo dei carbon credits e alle tipologie di finanziamento dei progetti, al fine di rispondere in modo pragmatico agli stimoli che di volta in volta emergeranno dal dibattito politico della Conferenza Onu.Attraverso un intenso programma di 12 giorni composto da seminari, workshop e sessioni networking, e la partecipazione diretta dei più autorevoli esperti mondiali in materia, il Sustainable Energy Event di Econcern rappresenta l’occasione sia per condividere le opinioni delle voci più influenti sull’avanzamento della politica mondiale dei cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto, sia per conoscere le soluzioni concrete che tecnologia e knowhow sono in grado di offrire alle esigenze di riduzione di emissioni e di risparmio energetico.
tratto da "Affari & Finanza" (La Repubblica)
tratto da "Affari & Finanza" (La Repubblica)
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lunedì 24 novembre 2008
Un piano europeo per l'efficienza energetica
Di efficienza energetica e di energia pulita si parla molto in queste settimane sia negli Stati Uniti che in Europa. L’attuale crisi economica si innesta sulla situazione che fino alla scorsa estate vedeva il prezzo del petrolio ben al di sopra dei 100 dollari al barile, con conseguente corsa verso l’alto di benzina e gasolio. Ecco allora che su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico si cerca di sfruttare in positivo questa situazione. Il presidente eletto Obama ha promesso 5 milioni di posti di lavoro proprio nel settore dell’energia pulita. Anche il piano europeo all’esame della Commissione parla di investimenti in efficienza energetica e di tecnologie verdi in particolare nel settore automobilistico. A livello nazionale l’Italia dovrà decidere come muoversi sul fronte degli incentivi alla rottamazione che scadono a fine anno: potrebbero essere potenziati e ulteriormente orientati in senso ecologico. Sono invece già in vigore sostanziosi sgravi fiscali per l’efficienza energetica delle case.
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martedì 28 ottobre 2008
Ritorna il "vuoto a rendere", mai più bottiglie usa e getta
Da Affari & Finanza
Compri il latte. Paghi anche la bottiglia. E ti restituiscono i soldi, una ventina di centesimi, quando riporti il contenitore al negoziante o al supermercato. Scene quotidiane in Italia, fino a trenta, quarant’anni fa. Poi la febbre dei consumi ha tolto l’impiccio di tempo e del trasporto in più per far posto all’usa e getta, nel migliore dei casi affidato alla raccolta differenziata. Scaricando sull’ambiente uno spreco vissuto come piccola comodità. Un lusso che ora non è più possibile permettersi. Nemmeno in Inghilterra dove c’è una proposta di legge, partita dal ministero dei rifiuti, per rendere obbligatorie le buone pratiche di una volta. E negli Stati Uniti, in una dozzina di Stati, è in vigore l’utilizzo del vecchio sistema, regolato dal Bottle Bill, che ha diminuito fino al 70% i rifiuti di lattine, cartoni e vetro. Mentre in Germania e nei Paesi scandinavi è una prassi mai caduta in disuso. Le bottiglie vengono igienizzate e poi di nuovo riempite, senza passare per il riciclo del vetro e la fabbricazione di nuovi contenitori. Riciclare una bottiglia integra consente un risparmio energetico 5 volte superiore alla fusione del vetro rottamato e permette di riutilizzare un contenitore più di 50 volte. E il ritorno del vuoto a rendere contagia anche l’Italia del mondo delle bevande, messo alle strette dai rincari che stanno erodendo anche qui i consumi. L’iniziativa è partita in sordina nel 2007 nel corso del convegno nazionale di Italgrob, la federazione nazionale dei grossisti e dei distributori di bevande. Il tema del meeting era "L’unità", il fare rete tra imprese, come condizione per lo sviluppo del settore". E uno dei primi progetti della filiera è il rilancio nel Bel Paese del vuoto a rendere. «Il ritorno del contenitore a rendere — spiega Edi Sommariva, direttore generale di Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi — può essere a nostro avviso la strada giusta per una nuova valorizzazione dell’intero settore dell’Horeca, il consorzio dei distributori, e per una sensibilizzazione del mercato sul tema della salvaguardia dell’ambiente e anche della sicurezza sociale. Non possiamo ignorare le bottiglie di vetro abbandonate e poi utilizzate per atti vandalici». Per poter essere realizzato concretamente il progetto ha bisogno della collaborazione di tutta la filiera, dai produttori che «dovranno impegnarsi nella creazione di confezioni dedicate, ai distributori, chiamati a rivedere tempi e modalità di consegna dei prodotti, fino agli esercenti, che dovranno imparare a gestire diversamente i propri stock». Tra Italgrob e Horeca nascono così un osservatorio comune e un nucleo di studio sul vuoto a rendere. Si tratta però di ripartire quasi da zero. Basta prendere l’esempio della birra, consumata dagli italiani per il 45% dei volumi venduti, fuori casa. Nei paesi europei prevalgono le bottiglie con vuoto a rendere. Il mercato italiano vede, invece, secondo i dati resi noti durante la fiera di settore, il Simei, la netta prevalenza delle bottiglie a perdere (oltre 2/3 delle vendite), mentre le bottiglie a rendere pesano solo per l’8%.
Compri il latte. Paghi anche la bottiglia. E ti restituiscono i soldi, una ventina di centesimi, quando riporti il contenitore al negoziante o al supermercato. Scene quotidiane in Italia, fino a trenta, quarant’anni fa. Poi la febbre dei consumi ha tolto l’impiccio di tempo e del trasporto in più per far posto all’usa e getta, nel migliore dei casi affidato alla raccolta differenziata. Scaricando sull’ambiente uno spreco vissuto come piccola comodità. Un lusso che ora non è più possibile permettersi. Nemmeno in Inghilterra dove c’è una proposta di legge, partita dal ministero dei rifiuti, per rendere obbligatorie le buone pratiche di una volta. E negli Stati Uniti, in una dozzina di Stati, è in vigore l’utilizzo del vecchio sistema, regolato dal Bottle Bill, che ha diminuito fino al 70% i rifiuti di lattine, cartoni e vetro. Mentre in Germania e nei Paesi scandinavi è una prassi mai caduta in disuso. Le bottiglie vengono igienizzate e poi di nuovo riempite, senza passare per il riciclo del vetro e la fabbricazione di nuovi contenitori. Riciclare una bottiglia integra consente un risparmio energetico 5 volte superiore alla fusione del vetro rottamato e permette di riutilizzare un contenitore più di 50 volte. E il ritorno del vuoto a rendere contagia anche l’Italia del mondo delle bevande, messo alle strette dai rincari che stanno erodendo anche qui i consumi. L’iniziativa è partita in sordina nel 2007 nel corso del convegno nazionale di Italgrob, la federazione nazionale dei grossisti e dei distributori di bevande. Il tema del meeting era "L’unità", il fare rete tra imprese, come condizione per lo sviluppo del settore". E uno dei primi progetti della filiera è il rilancio nel Bel Paese del vuoto a rendere. «Il ritorno del contenitore a rendere — spiega Edi Sommariva, direttore generale di Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi — può essere a nostro avviso la strada giusta per una nuova valorizzazione dell’intero settore dell’Horeca, il consorzio dei distributori, e per una sensibilizzazione del mercato sul tema della salvaguardia dell’ambiente e anche della sicurezza sociale. Non possiamo ignorare le bottiglie di vetro abbandonate e poi utilizzate per atti vandalici». Per poter essere realizzato concretamente il progetto ha bisogno della collaborazione di tutta la filiera, dai produttori che «dovranno impegnarsi nella creazione di confezioni dedicate, ai distributori, chiamati a rivedere tempi e modalità di consegna dei prodotti, fino agli esercenti, che dovranno imparare a gestire diversamente i propri stock». Tra Italgrob e Horeca nascono così un osservatorio comune e un nucleo di studio sul vuoto a rendere. Si tratta però di ripartire quasi da zero. Basta prendere l’esempio della birra, consumata dagli italiani per il 45% dei volumi venduti, fuori casa. Nei paesi europei prevalgono le bottiglie con vuoto a rendere. Il mercato italiano vede, invece, secondo i dati resi noti durante la fiera di settore, il Simei, la netta prevalenza delle bottiglie a perdere (oltre 2/3 delle vendite), mentre le bottiglie a rendere pesano solo per l’8%.
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giovedì 23 ottobre 2008
Chi ha paura della CO2?
LUIGI MARIANI, Università degli Studi di Milano, per Il Sole 24 Ore
U na riflessione non ideologica sul cambiamento climatico non può prescindere dal grafico delle temperature globali desunto da osservazioni da satellite (sensore Uah-Msu – fonte: Università dell'Alabama – Huntsville), da cui emerge che la fase di "global warming", iniziata nel 1992, si è conclusa nel 1998, anno più caldo in assoluto con 14,5 ÚC. Da allora le temperature globali alternano stazionarietà a lievi cali, tanto che con ogni probabilità il 2008 si chiuderà con un 14,0 ÚC. Alla luce di ciò occorre domandarsi il perché di quel Nobel per la pace 2007 a Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e Al Gore, mentre ancora si deve riflettere sulla campagna di demonizzazione della CO 2 , oggi trattata come inquinante mentre al contrario è un mattone essenziale della vita sul nostro pianeta in quanto le piante la usano per produrre alimenti attraverso la fotosintesi.Partiamo allora dalla vexata quaestio della CO 2 , affrontandola per una volta senza il paraocchi del politically correct: e sulla Terra esiste da miliardi di anni un meraviglioso fenomeno, l'«effetto serra» in virtù del quale la temperatura di superficie passa da un glaciale -19 ÚC a un più confortevole +14 ÚC. Ciò si deve al fatto che la superficie è riscaldata non solo dal sole ma anche dall'atmosfera; r il riscaldamento della superficie da parte dell'atmosfera è dovuto per il 79% all'acqua (che agisce per il 55% come vapore acqueo e per il 24% come nubi), per il 14% alla CO 2 e per l'8% agli altri gas serra; t se la CO 2 è azionista di minoranza dell'effetto serra, il contributo termico diretto derivante dal raddoppio del suo livello (560 ppmv, attesi per il 2050) rispetto al livello del 1880 (280 ppmv) sarà di +0,84 ÚC rispetto al 1880 e di soli +0,47 ÚC rispetto a oggi. Gli aumenti assai più robusti (+4/+6 ÚC) preconizzati da Ipcc sono basati sulla "scommessa" secondo cui l'aumento di CO 2 in atmosfera provocherà una retroazione (feedback) dell'azionista di maggioranza (l'acqua) che dovrebbe sostanziarsi in aumento del vapore acqueo e in una contemporanea modificazione della nuvolosità globale. Tale scommessa, che appariva vincente fino al 1998, ha iniziato in seguito a mostrare limiti vistosi poiché la CO 2 continua a salire ma le temperature globali non salgono più.A fronte di tale realtà veniamo allora alle possibili ricette: se la catastrofe climatica non è dietro l'angolo e la CO 2 è un alimento per le piante, per stabilizzare il contenuto atmosferico di quest'ultima occorre far lavorare meglio le piante, il che si ottiene con una seria e perseverante politica di gestione delle risorse idriche in agricoltura, in quanto piante assetate non assorbono CO 2 . Da qui anche l'idea secondo cui politiche di «lotta all'effetto serra» basate unicamente sui «tagli della CO 2 alla produzione » sono scarsamente efficaci e poco lungimiranti.Ciò è a maggior ragione vero per l'Italia, Paese arretrato nelle politiche di diversificazione delle fonti energetiche, che andrebbe invece perseguita con costanza puntando su un mix di fonti (fossile, nucleare, geotermico, solare, eolico, idrico, biomasse eccetera). È inoltre essenziale che le varie fonti siano promosse a seguito di una quantificazione dell'efficienza energetica prima ancora che economica, nel senso che è necessario valutare quanta energia si immette in un processo e quanta se ne ricava.In altri termini si deve fare un passo avanti rispetto a «solare è bello» o «eolico è bello» valutando quanto costi in termini energetici produrre, gestire e poi smaltire i generatori e se l'energia prodotta nel loro ciclo di vita giustifichi l'investimento. In tal senso è oggi più che mai necessario evitare i voli pindarici alla Geremia Rifkin, troppo infarciti di «battaglie per la difesa del clima», «terze rivoluzioni industriali» ed «economie dell'idrogeno» per essere credibili.In conclusione piantiamola con gli slogan, stiamo con i piedi per terra e diamo lavoro ai tecnici, non agli ideologi.
U na riflessione non ideologica sul cambiamento climatico non può prescindere dal grafico delle temperature globali desunto da osservazioni da satellite (sensore Uah-Msu – fonte: Università dell'Alabama – Huntsville), da cui emerge che la fase di "global warming", iniziata nel 1992, si è conclusa nel 1998, anno più caldo in assoluto con 14,5 ÚC. Da allora le temperature globali alternano stazionarietà a lievi cali, tanto che con ogni probabilità il 2008 si chiuderà con un 14,0 ÚC. Alla luce di ciò occorre domandarsi il perché di quel Nobel per la pace 2007 a Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e Al Gore, mentre ancora si deve riflettere sulla campagna di demonizzazione della CO 2 , oggi trattata come inquinante mentre al contrario è un mattone essenziale della vita sul nostro pianeta in quanto le piante la usano per produrre alimenti attraverso la fotosintesi.Partiamo allora dalla vexata quaestio della CO 2 , affrontandola per una volta senza il paraocchi del politically correct: e sulla Terra esiste da miliardi di anni un meraviglioso fenomeno, l'«effetto serra» in virtù del quale la temperatura di superficie passa da un glaciale -19 ÚC a un più confortevole +14 ÚC. Ciò si deve al fatto che la superficie è riscaldata non solo dal sole ma anche dall'atmosfera; r il riscaldamento della superficie da parte dell'atmosfera è dovuto per il 79% all'acqua (che agisce per il 55% come vapore acqueo e per il 24% come nubi), per il 14% alla CO 2 e per l'8% agli altri gas serra; t se la CO 2 è azionista di minoranza dell'effetto serra, il contributo termico diretto derivante dal raddoppio del suo livello (560 ppmv, attesi per il 2050) rispetto al livello del 1880 (280 ppmv) sarà di +0,84 ÚC rispetto al 1880 e di soli +0,47 ÚC rispetto a oggi. Gli aumenti assai più robusti (+4/+6 ÚC) preconizzati da Ipcc sono basati sulla "scommessa" secondo cui l'aumento di CO 2 in atmosfera provocherà una retroazione (feedback) dell'azionista di maggioranza (l'acqua) che dovrebbe sostanziarsi in aumento del vapore acqueo e in una contemporanea modificazione della nuvolosità globale. Tale scommessa, che appariva vincente fino al 1998, ha iniziato in seguito a mostrare limiti vistosi poiché la CO 2 continua a salire ma le temperature globali non salgono più.A fronte di tale realtà veniamo allora alle possibili ricette: se la catastrofe climatica non è dietro l'angolo e la CO 2 è un alimento per le piante, per stabilizzare il contenuto atmosferico di quest'ultima occorre far lavorare meglio le piante, il che si ottiene con una seria e perseverante politica di gestione delle risorse idriche in agricoltura, in quanto piante assetate non assorbono CO 2 . Da qui anche l'idea secondo cui politiche di «lotta all'effetto serra» basate unicamente sui «tagli della CO 2 alla produzione » sono scarsamente efficaci e poco lungimiranti.Ciò è a maggior ragione vero per l'Italia, Paese arretrato nelle politiche di diversificazione delle fonti energetiche, che andrebbe invece perseguita con costanza puntando su un mix di fonti (fossile, nucleare, geotermico, solare, eolico, idrico, biomasse eccetera). È inoltre essenziale che le varie fonti siano promosse a seguito di una quantificazione dell'efficienza energetica prima ancora che economica, nel senso che è necessario valutare quanta energia si immette in un processo e quanta se ne ricava.In altri termini si deve fare un passo avanti rispetto a «solare è bello» o «eolico è bello» valutando quanto costi in termini energetici produrre, gestire e poi smaltire i generatori e se l'energia prodotta nel loro ciclo di vita giustifichi l'investimento. In tal senso è oggi più che mai necessario evitare i voli pindarici alla Geremia Rifkin, troppo infarciti di «battaglie per la difesa del clima», «terze rivoluzioni industriali» ed «economie dell'idrogeno» per essere credibili.In conclusione piantiamola con gli slogan, stiamo con i piedi per terra e diamo lavoro ai tecnici, non agli ideologi.
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