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lunedì 14 gennaio 2013
Treno ibrido in Germania
Adesso anche il treno guarda all’ecologico. In Germania, grazie a un progetto pilota, potrebbe nascere, il primo treno ibrido. Finalmente anche uno dei veicoli al giorno d’oggi meno inquinanti sta per diventare ancora più green. Il motopropulsore ibrido avrà un percorso di 37 km con 14 fermate che collega Aschaffenburg e Miltenberg, a sud est di Francoforte. Per quanto riguarda la ricarica delle batterie nessun problema; queste ultime potranno essere rigenerate dalla potenza frenante del treno. Il nuovo ibrido nasce partendo da una vecchia vettura, la locomotiva Siemens Desiro Classic VT 642 trasformata in un ibrido con la capacità di frenata rigenerativa. Se prima la locomotiva aveva due motori diesel da 275 Kilowatt, ora ha due centraline ibride da 315 kilowatt. Di conseguenza il treno ridurrà le emissioni di gas a effetto serra del 25% e abbasserà i consumi di carburante visto che l’energia prodotta in eccesso viene accumulata dalla batterie agli ioni di litio e utilizzata poi per l’avviamento o per un uso successivo. La Germania non è però il primo Paese a guardare alla mobilità sostenibile. Infatti qualche anno fa anche gli Usa misero in scena 70 treni elettrici ecofriendly che dovrebbero entrare in servizio proprio quest’anno per collegare Washington e Boston e la direttrice Philadelphia – Pittsburgh ed essere pienamente operativi entro il 2019.
venerdì 13 luglio 2012
Territorio: puntando verso la green economy
La Conferenza programmatica sulla mobilita' sostenibile del 3 luglio, il primo appuntamento in vista degli Stati Generali della Green Economy che si svolgeranno a Rimini il 7 e l'8 novembre prossimi, ha definito alcuni argomenti di un percorso in dieci priorità, affinchè si realizzi in Italia la mobilità sostenibile e il trasporto verde. Questi capitoli sono: il trasporto pubblico, i biocarburanti di seconda generazione, il telelavoro, le nuove tecnologia di gestione della mobilità, il trasporto marittimo e i veicoli a basse emissioni e la mobilità dolce.
Per l’Italia i dati relativi agli indicatori di sostenibilità nel trasporto sono negativi. Infatti è il primo paese d’Europa, escludendo il Lussemburgo, per numero di autoveicoli privati/abitante; è anche quello con le percentuali di trasporto merci su ferrovia più basse, con la minore incidenza di trasporto pubblico e con mobilità ciclo-pedonale assolutamente sotto la media europea. Se si prendono in considerazione, da soli, i trasporti italiani, essi producono circa un quarto delle emissioni totali di CO2 determinando il 33% dei consumi finali di energia. Come ha affermato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e coordinatore del gruppo di lavoro sulla mobilità, "L’Italia è il secondo paese manifatturiero europeo e possiede leader internazionali nel settore dell' automotive, della cantieristica navale, nel settore elettromeccanico e dell'automazione ma anche in settori minori come il trasporto a fune o le biciclette. Per ciascuno di questi settori esistono distretti produttivi, filiere, indotto, sapere tecnico, capitale umano. Una transizione verso il green transport, gestita con intelligenza, può rappresentare un' opportunità strategica per l'economia italiana".
Per l’Italia i dati relativi agli indicatori di sostenibilità nel trasporto sono negativi. Infatti è il primo paese d’Europa, escludendo il Lussemburgo, per numero di autoveicoli privati/abitante; è anche quello con le percentuali di trasporto merci su ferrovia più basse, con la minore incidenza di trasporto pubblico e con mobilità ciclo-pedonale assolutamente sotto la media europea. Se si prendono in considerazione, da soli, i trasporti italiani, essi producono circa un quarto delle emissioni totali di CO2 determinando il 33% dei consumi finali di energia. Come ha affermato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e coordinatore del gruppo di lavoro sulla mobilità, "L’Italia è il secondo paese manifatturiero europeo e possiede leader internazionali nel settore dell' automotive, della cantieristica navale, nel settore elettromeccanico e dell'automazione ma anche in settori minori come il trasporto a fune o le biciclette. Per ciascuno di questi settori esistono distretti produttivi, filiere, indotto, sapere tecnico, capitale umano. Una transizione verso il green transport, gestita con intelligenza, può rappresentare un' opportunità strategica per l'economia italiana".
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giovedì 31 maggio 2012
Bio-carburanti: nuovi studi per utilizzare le alghe
Da tempo biologi e scienziati si sono messi al lavoro per sondare le reali possibilità derivanti dalle alghe nella produzione di biocarburante. La necessità, come è noto, nasce dalla grande crisi energetica che caratterizza la nostra epoca e dal bisogno sempre crescente di passare a fonti energetiche ‘pulite’, in grado di sostituire definitivamente quelle fossili. Se fino a poco tempo fa le alghe non erano considerate una fonte economicamente alternativa al petrolio, una recente scoperta del BioArchitecture Lab di Berkeley sembra ribaltare questa tesi. I ricercatori inglesi avrebbero riprodotto in laboratorio un particolare microbo, capace di estrarre dalle piante del mare gli zuccheri e trasformarli in una sorgente pulita da cui ricavarne carburanti e composti chimici ‘puliti’. Gli zuccheri presenti nelle alghe brune sono l’alginato, il mannitolo e il glucano. Il 60% circa della biomassa secca delle alghe è composta da carboidrati fermentabili che per metà sono imprigionati in un singolo carboidrato, l’alginato. Questa componente è la più difficoltosa da digerire dai comuni microbi, ecco perché finora non è stato possibile sfruttare pienamente la produzione di etanolo dalle alghe. Ma i ricercatori del BioArchitecture Lab sono riusciti ad innescare un percorso metabolico in grado di degradare l’alginato e renderlo più digeribile a questi speciali microbi. Questa scoperta potrebbe quindi rivoluzionare la produzione di bioetanolo dalle alghe, prospettiva che fino a qualche mese fa sembrava pura fantascienza ma che attualmente apre un orizzonte di sviluppo concreto.
giovedì 24 maggio 2012
Mini-Eolico: meno ingombrante, più conveniente
Micro pale da giardino e da città per produrre energia dal vento dal design minimalista di Philippe Starck. Le microturbine hanno una potenza compresa fra 400 watt e 1 kW e saranno prodotte da Pramac nello stabilimento di Siena, con l'obiettivo di venderle in tutto il mondo.
Le micro pale si chiamano "Revolutionair". Le pale verranno vendute direttamente al piccolo consumatore e alle famiglie. «Vogliamo trasformare l'eolico in qualcosa di bello, in un qualcosa in cui tutti noi possiamo partecipare. Il mio sogno è che ognuno di noi possa avere una pala, magari sul tetto o in giardino, in modo da creare energia a larga diffusione. Si tratta di una grossa rivoluzione», ha sottolineato il presidente di Pramac.
Le turbine sono molto più basse rispetto a quelle comuni cui siamo abituati, si aggirano infatti tra i tre e i sei metri. Questo permette di installarle non solo nei giardini o sui tetti delle abitazioni private, ma anche in strade e rotatorie.
«Dai feedback che stiamo ricevendo l'interesse è molto forte», sottolinea Campinoti. Che aggiunge: «Il nostro sogno è di vendere questi prodotti in tutto il mondo. Per questo stiamo creando una rete distributiva con lancio anche sul web». Un design democratico perché a costo contenuto.
Le microturbine a rotazione verticale sono di due tipi: una più piccola che produce fino a 400 watt e una più grande con una potenza di 1 Kw. La prima costa intorno ai 2.500 euro, la seconda 3.500. I costi di installazione sono compresi fra 1.000-2.000 euro.
In altri termini per installare tre pale da tre kw, pari al consumo medio di una famiglia, occorrono circa 12.500 euro. Un esborso un po' più basso rispetto alla media di spesa (5.000 euro per kw) per l'installazione di panelli fotovoltaici.
Il mercato del minieolico sta nascendo in Italia grazie ai decreti attuativi della Finanziaria approvata a fine 2007 che conferisce 30 centesimi di Euro per l'energia messa in rete dagli impianti eolici fino a 200kw.
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giovedì 10 maggio 2012
Fotovoltaico: nessun limite di produzione è auspicabile
“Non ci deve essere un limite massimo alla produzione fotovoltaica in Italia”: questa la posizione del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ieri nel corso della giornata inaugurale del Solarexpo 2012 a Verona si è confrontato con i presidenti delle associazioni del settore delle rinnovabili.
Focus dell’incontro con le associazioni nazionali della green economy sono stati i decreti ministeriali sul Quinto conto energia fotovoltaico e sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, che oggi saranno al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Riguardo a questi provvedimenti le associazioni di categoria hanno presentato alle Regioni delle proposte di modifica e degli emendamenti.
Il ministro non ha mancato di sottolineare i benefici per l'occupazione in Italia derivanti dallo sviluppo delle energie rinnovabili ed ha infatti affermato che “i vantaggi per l'occupazione ci saranno sicuramente e sono legati in parte alla continuazione del sistema attuale, legato alla fornitura di servizi, e dall'altro allo sviluppo di iniziative industriali che lavorando sulle filiere innovative accrescono la competitività e perciò aumentano l'occupazione”.
Focus dell’incontro con le associazioni nazionali della green economy sono stati i decreti ministeriali sul Quinto conto energia fotovoltaico e sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, che oggi saranno al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Riguardo a questi provvedimenti le associazioni di categoria hanno presentato alle Regioni delle proposte di modifica e degli emendamenti.
Il ministro non ha mancato di sottolineare i benefici per l'occupazione in Italia derivanti dallo sviluppo delle energie rinnovabili ed ha infatti affermato che “i vantaggi per l'occupazione ci saranno sicuramente e sono legati in parte alla continuazione del sistema attuale, legato alla fornitura di servizi, e dall'altro allo sviluppo di iniziative industriali che lavorando sulle filiere innovative accrescono la competitività e perciò aumentano l'occupazione”.
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