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giovedì 15 luglio 2010

Premio Innovazione Amica dell'Ambiente 2010

"Green Life, dai territori la costruzione dell'economia del futuro”. Questo il tema dell’edizione 2010 del Premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da Legambiente e Confindustria nell'ambito della Campagna SEE - Sustainable Energy Europe. Pubblicato il bando di iscrizione: il premio è rivolto alle imprese, alle amministrazioni pubbliche, ma anche ai centri di ricerca, ai liberi professionisti e alle associazioni di cittadini che producono beni o erogano servizi. Quest'anno riflettori puntati sulle eco-innovazioni di prodotto, di processo e di sistema che partano dalla ricerca di modelli di sviluppo in grado di preservare il capitale naturale, dalla cura e valorizzazione dei territori italiani, nel rispetto della legalità e con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti gli interlocutori.

I vincitori avranno diritto all'uso del logo ‘Innovazione Amica dell'Ambiente’, la lampadina dalla foglia verde affiancata al ‘Cigno’ di Legambiente sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno. Inoltre da quest'anno, Legambiente in collaborazione e con il supporto di META Group diventa Partner ufficiale del Cleantech Open Competition, concorso internazionale aperto alle innovazioni tecnologiche eco-sostenibili. Tra i candidati al Premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, verranno individuate quelle aziende le cui innovazioni, ritenute compatibili con i criteri espressi dal concorso californiano, potranno partecipare all'edizione 2010 del Cleantech Open. Sul sito www.premioinnovazione.legambiente.org è possibile scaricare il bando e consultare le schede tecniche degli oltre 1200 progetti candidati nelle passate edizioni. Le domande di partecipazione e le schede tecniche devono essere compilate direttamente online. Le iscrizioni sono aperte fino al 24 settembre 2010. Fanno eccezione le innovazioni che concorrono al tema ‘Abitare Sostenibile’ per le quali si accoglieranno le domande di partecipazione fino al 22 ottobre 2010.

venerdì 6 marzo 2009

"Più efficienti contro la crisi"

Migliorare l´efficienza energetica è conveniente per le imprese, può creare occupazione e si possono intravedere i primi risultati economici già dopo 18 mesi. Ma questa opportunità rischia di essere vanificata dalla mancanza della giusta cultura e di coraggio da parte di imprese e istituzioni pubbliche. E´ emerso dal convegno «Efficienza Energetica, benefici per le imprese, un impegno per l´ambiente», ultima tappa di un road show nazionale organizzato da Confindustria. Sono intervenuti tra gli altri, il vicepresidente degli industriali genovesi e amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, ed il vicepresidente di Confindustria nazionale, Antonio Costato. «Mi occupo di energia dal 1989 - spiega Zampini - già allora eravamo pronti ma non c´era la giusta cultura per provarci. E dispiace constatare che oggi siamo allo stesso punto: non mancano le tecnologie, manca la consapevolezza. La crisi sta avendo almeno un risultato positivo: le imprese stanno ripensando a questi temi, sono obbligate a farlo se vogliono superarla. Ansaldo lavora per diventare un soggetto unico per gestire sistemi energetici complessi e integrati». (Da Repubblica)

Un interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica è la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sull’attuale bolletta energetica di ogni famiglia.

giovedì 12 febbraio 2009

In picchiata i consumi di energia

Dal Sole 24 Ore

I consumi energetici sono forse il migliore termometro per misurare gli andamenti industriali, e la crisi economica fa precipitare in gennaio di oltre l' 8% la domanda di elettricità e prodotti petroliferi. Nel dettaglio, i consumi petroliferi sono dell'8,4% in meno rispetto al gennaio 2008; la corrente elettrica ha subìto una potatura pesante dell' 8,5 per cento. Entrano in gioco anche altri elementi, come il clima oppure come le domeniche, quando le autobotti non consegnano benzina e gasolio e quando le fabbriche sono chiuse. C'è una nota positiva: sono in ripresa i consumi di Gpl per le automobili, consumi spinti dagli incentivi ambientali.Nel mese di gennaio, analizza il censimento mensile del ministero dello Sviluppo economico, gli italiani hanno bruciato 6,5 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, 603mila tonnellate in meno rispetto al gennaio 2008. L'Unione petrolifera,l'associazione confindustriale che raccoglie le compagnie, rileva che i carburanti sono stati penalizzati da due giorni di consegna in meno, poiché il gennaio 2009 aveva due giorni di chiusura in più,e la benzina è scesa del 7,2% mentre il gasolio dell' 8,1 per cento. È calato il numero di auto nuove ( «Le immatricolazioni di autovetture nuove – avverte l'Up – sono scese del 32,6 per cento con quelle diesel che hanno rappresentato il 46,6 per cento del totale (era il 53,5 per cento nel gennaio 2008)». Ecco dallo Sviluppo economico alcuni indicatori preziosi – e al tempo stesso drammatici – degli andamenti: precipita la domanda di bitumi usati per asfaltare le strade (-34,1%)e di materie prime petrolchimiche (- 29,5%).Simile l'andamento della domanda di corrente elettrica.Il mese scorso gli italiani hanno consumato 27,3 miliardi di chilowattora, l'8,5% in meno rispetto al gennaio 2008. Escluse le due grandi guerre mondiali,non si era mai registrata una caduta simile: solamente in occasione dello shock petrolifero di metà anni 70 si ebbe un risultato simile, ma non co-sì accentuato, quando nell'agosto del '75 la domanda di corrente cadde del- 7,6 per cento.Tuttavia a confronto con il dicembre scorso, da un mese all'altrola domanda non ha avu-to una riduzione così netta: il calo di gennaio rispetto a dicembre è stato di un più fisiologico -0,4 per cento.

giovedì 11 dicembre 2008

Effetto serra, Roma minaccia il veto alla Ue

Tratta da La Repubblica

Silvio Berlusconi parte per Bruxelles a testa bassa. Alla vigilia del delicato vertice Ue chiamato ad approvare la nuova Kyoto europea, il premier ha ribadito: «Anche se ci sono state molte concessioni, se i nostri interessi saranno colpiti non esiterò a mettere il veto». Dopo qualche giorno di toni pacati, dunque, l´Italia torna ad evocare la possibilità di mandare tutti a casa senza un accordo sul pacchetto climatico dell´Unione, linea appoggiata dalla presidente di Confindustria Emma Mercegaglia. L´appuntamento è per le tre di oggi pomeriggio, quando a Bruxelles confluiranno i capi di Stato e di governo dei 27. Fino a quel momento gli "sherpa" negozieranno ogni virgola del testo che la Francia - presidente di turno della Ue - metterà sul tavolo. Da lì partiranno i negoziati dei leader, che si annunciano tesi e lunghi. Intanto un appello a permettere all´Unione di entrare nella terza rivoluzione industriale - quella verde - lo ha lanciato il premio Nobel Al Gore, a Milano per accettare la cittadinanza onoraria dalle mani di Letizia Moratti: «Spero che gli italiani, d´accordo con la comunità scientifica, possano influenzare le politiche ambientali del governo», ha detto l´ex vicepresidente Usa paragonando l´opposizione al piano Ue alla guerra in Iraq: due decisioni basate «su false premesse» (nello specifico, quella che costi troppo).Il pacchetto prevede di dare seguito a Kyoto con un triplo impegno del 20% entro il 2020: taglio delle emissioni di CO2, incremento di efficienza energetica e fonti rinnovabili. E se dopo mesi di aspri negoziati si è trovato un accordo su auto ed energie rinnovabili, rimangono aperti i temi legati alla riduzione dei gas industriali: Italia, Germania e Polonia - che guida un gruppo di paesi dell´Est - chiedono aiuti per la loro industria. L´ex blocco sovietico dovrebbe ottenere un fondo per aiutare le imprese a uscire dall´epoca del carbone, la Germania uno sconto sulle quote a pagamento che danno diritto ad emettere CO2. L´Italia ha già ottenuto molto, ma vuole di più. Innanzitutto, insieme ai tedeschi, pretende la salvaguardia dei settori a rischio delocalizzazione: dal 2013 l´industria Ue dovrà pagare per inquinare e per evitare la fuga verso i Paesi dove farlo non costerà nulla, così la richiesta è di dare quote gratis ai settori più a rischio. Roma chiede anche di contabilizzare come energia pulita domestica quella prodotta all´estero (dove costa meno) e la definizione di come impiegare i 5 miliardi del bilancio comunitario destinati all´agricoltura ma non spesi: si teme che vadano a finanziare reti energetiche in concorrenza con i progetti dei gruppi italiani. L´ultimo no del governo è sull´impegno Ue ad andare avanti con il piano anche in caso di fallimento dei negoziati Onu che nel 2009 dovrebbero partorire la nuova Kyoto mondiale. Proprio per arrivare a quell´appuntamento con una posizione forte, il presidente di turno dell´Unione, Nicolas Sarkozy, vuole chiudere un accordo a questo vertice per poi convincere l´Europarlamento ad accettarlo.

Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad paolo Scaroni

mercoledì 3 dicembre 2008

Marcegaglia: «Sul clima meno costi per le imprese o l’Italia ponga il veto»

Il vetro, la ceramica, la carta e il siderurgico. La lista dei settori più colpiti dalla direttiva europea sul clima-energia corrisponde in gran parte a quella delle eccellenze italiane. «Settori che occupano molti lavoratori. Sarebbe inaccettabile mettere a rischio i loro posti di lavoro in un momento come questo», sostiene la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ieri ha chiesto un taglio dei tassi da parte della Bce più vigoroso rispetto alle previsioni (un punto invece dello 0,5%), ma è anche tornata sulla direttiva «20-20-20» con toni preoccupati. E con un messaggio preciso all’indirizzo del governo. Se non si limiteranno i costi a carico delle imprese per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento come previsto dai propositi dell’Unione europea, l’esecutivo dovrebbe «porre il veto alla riunione del prossimo 11 dicembre».
Nessun dissenso rispetto all’obiettivo di fondo. Confindustria, ha precisato Marcegaglia all’assemblea di Sistema Moda Italia a Milano, «vuole mantenere l’obiettivo della riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 20% nel 2020. La proposta della Commissione europea - ha proseguito - pone però costi insostenibili per l’industria manifatturiera italiana». In tutto 18 miliardi all’anno e quindi il 40% in più rispetto alla media degli altri paesi Ue.
«Il governo italiano sta cercando di fare una proposta che mantenga gli obiettivi sulle emissioni senza questi enormi costi. Se si riuscirà a farla passare, bene, altrimenti il governo mantenga la sua posizione di porre il veto». In sostanza dovrebbero andare a buon fine le trattative che sta conducendo il ministro alle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, altrimenti l’esecutivo dovrebbe bloccare la direttiva. Una opzione che nei giorni scorsi lo stesso ministro non ha escluso. Marcegaglia farà pesare la posizione degli industriali italiani all’incontro di oggi con il presidente francese e di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy.
Intanto la Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul regolamento per il taglio delle emissioni di C02 nelle nuove vetture, che prevede un sistema di gradualità e di sanzioni. Accordo ritenuto soddisfacente dagli industriali, dal governo italiano e anche dalla sinistra dell’europarlamento. Contrarie le associazioni ambientaliste. L’accordo dovrà ora ritornare sul tavolo dei rappresentanti dei ventisette ed essere votato dal Parlamento europeo.
In tema ambientale viale dell’Astronomia ha anche un fronte aperto con il governo italiano. Marcegaglia ha criticato una norma del pacchetto anti crisi e cioè i tagli sui bonus del 55% di sconto fiscale che si applicano agli investimenti per interventi sul risparmio energetico. «Dobbiamo evitare - ha spiegato - di avere effetti che blocchino questo tipo di investimenti delle imprese e dei privati».
(Da Il Giornale)

martedì 30 settembre 2008

Fareambiente al Governo: rispettate l’impegno “20-20-20”

Da L'Opinione

Il ministro per le politiche europee Ronchi, per incarico di Gianni Letta, chiede all’Europa una revisione del 20-20-20, in nome di un paventato pericolo di deindustrializzazione. Aiutato in questo da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e proprietaria di industria. L’Unione Europea vuole inquinare meno, ma a noi italiani non ci passa nemmeno per la testa. Così, è partito nella sua assurda missione diplomatica, per convincere gli europarlamentari italiani a fare fronte comune e sperare che la Commissione Ue ci conceda un compromesso sul pacchetto “energia-cambiamenti climatici”. La Commissione, infatti, in linea con gli obiettivi fissati dal Consiglio europeo, ha messo a punto una serie di proposte legislative per la riduzione dei gas-serra e l’aumento delle energie rinnovabili. Nulla di sconvolgente, si capisce, ma una saggia risposta all’emergenza che nessuno può più negare: l’obiettivo è quello di ridurre del 20% le emissioni inquinanti, di portare al 20% la quota di energie rinnovabili e di migliorare del 20% l’efficienza energetica. Tutto questo entro il 2020, da cui il nome dell’accordo “20-20-20”. Ma Ronchi va a pietire di essere graziato perché con quei parametri rischiamo di perdere “competitività”. L’Europa finora è stata intransigente, ma il ministro Ronchi ci prova comunque: il 3 ottobre sarà a Parigi, il 6 a Varsavia e Berlino, l’8 tornerà a Bruxelles insieme al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Sul tema Vincenzo Pepe di Fareambiente dichiara che ancora una volta, in una visione veteropolitica la difesa dell’ambiente è vista come un limite e non come un’opportunità: energia e ambiente diventano un binomio contrastante. “L’energia rinnovabile - ribadisce Pepe - deve diventare il modo per una nuova visione del mondo”. Rimanere ancorati a logiche, ormai superate, non giova al Paese e al suo sviluppo. Un impegno serio sulle sostenibili diventa il modo per modernizzare davvero un Paese, che come più volte abbiamo detto si basa sull’arte e sul turismo. Lo sviluppo delle fonti rinnovabili è un modo moderno per il reale sviluppo sostenibile.

sabato 20 settembre 2008

In Lombardia incentivi per le moto pulite

Le novità sono queste: il Pirellone lancia incentivi pari a 3,5 milioni di euro indirizzati a chi acquista una moto nuova o rottama la vecchia per un modello a basso impatto ambientale che non abbia una cilindrata superiore a 400. Offrendo più quattrini (da 700 a 2mila euro) per coloro che scelgono l´elettrico o l´ibrido, molto meno se si vira sulla benzina (da 200 a 400). Duecento euro sono il premio per demolire il vecchio ciclomotore senza accollarsene un altro. Un´offerta, in collaborazione con Confindustria Ancma (l´associazione dei costruttori) e Cei Cives (la commissione italiana veicoli elettrici) valida fino all´esaurimento dei fondi. I bandi sono già aperti e sono indirizzati a residenti, imprese, enti della "Zona critica A1": ovvero 210 Comuni a rischio smog, capoluoghi compresi, in tutte le province lombarde eccetto Sondrio. La Regione ha stimato che il budget porterà al cambio di 10mila veicoli (in Italia moto e motorini sono 9 milioni e il 15 per cento, cioè un milione e 350mila, si trova in Lombardia) azzerando 60 tonnellate di polveri sottili e 1600 tonnellate di idrocarburi grazie ai motori di ultima generazione.