Si torna a parlare di rinnovabili, con un evento in scena proprio in questi giorni nella capitale. Inaugurata nella giornata di ieri con l’Eolica Expo Mediterranean, ZeroEmission ospiterà fino a venerdì 10 settembre centinaia di espositori, seminari, workshop e conferenze dedicate all’installazione di impianti per la produzione di energia pulita, sul tema dei cambiamenti climatici e altro ancora.
Particolare attenzione verrà riservata anche al mondo del lavoro, con la riproposizione dell’iniziativa EnerJob, punto d’incontro tra le aziende operanti nella green economy e le figure professionali del settore, con la mediazione di agenzie impegnate nella ricerca del personale ed enti che propongono corsi di aggiornamento e specializzazione.
Nel corso del primo appuntamento di ieri, sul tema dell’eolico, sono state snocciolate alcune cifre riguardanti la sempre maggiore diffusione di tecnologie legate allo sfruttamento del vento. Nel 2009, si legge nel comunicato comparso sul sito ufficiale della manifestazione, l’Europa ha aumentato complessivamente del 23% il quantitativo di energia prodotta rispetto all’anno precedente. Una tendenza che, secondo EWEA, porterà il vecchio continente a generare 230.000 MW entro il 2020, prospettando così scenari ben differenti rispetto a quelli ipotizzati dalla ricerca “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo” presentata nei giorni scorsi al summit di Cernobbio.
Prima del 10 settembre ZeroEmission ospiterà anche i saloni tematici PV Rome Mediterranean (dedicato alle tecnologie fotovoltaiche), CSP Expo (sugli impianti solari termodinamici) e CO2 Expo (relativo a cambiamenti climatici e riduzione delle emissioni di CO2). Infine, va segnalato che alcuni degli appuntamenti in programma possono essere seguiti in diretta streaming sul sito ZeroEmission.tv.
(da onegreentech.it)
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mercoledì 8 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
Germania: tasse sul nucleare per finanziare le rinnovabili?
In cambio del prolungamento della vita delle centrali atomiche in Germania all’industria nucleare tedesca potrebbe essere chiesta una tassa che andrebbe a finanziare le energie rinnovabili. Lo ha annunciato il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in occasione di una visita all’impianto nucleare di Lingen, in Bassa Sassonia.
Il Governo si riunirà il prossimo primo settembre per discutere sull’ipotesi, da cui – secondo le stime preliminari – potrebbero essere riscossi circa 2.300 milioni di euro l'anno a partire dal 2011. La decisione non è comunque prevista a breve. Intanto, sulla proposta è scoppiata la polemica all’interno della stessa coalizione di centrodestra al governo.
La discussione è stata innescata dalla pubblicazione la settimana scorsa di un rapporto interno, commissionato dal governo, sulle strategie energetiche della Germania in cui si raccomanda un’estensione della durata di vita delle centrali atomiche “tra i 12 e i 20 anni”. Nello studio, dunque, si chiede un rinvio della chiusura delle 17 centrali atomiche stabilita per il 2021 dal governo della coalizione Spd-Verdi guidata dall'ex cancelliere Gerhard Schroeder.
All’idea di prolungare la vita delle centrali sarebbe favorevole la stessa Merkel, che nei suoi primi commenti, a caldo, ha fatto intendere che il rinvio potrebbe essere di 10-15 anni. Ma, come contropartita, “ci potrebbe – anzi ci dovrebbe – essere un contributo a favore dello sviluppo dell’energia verde".
(da www.zeroemission.tv)
Il Governo si riunirà il prossimo primo settembre per discutere sull’ipotesi, da cui – secondo le stime preliminari – potrebbero essere riscossi circa 2.300 milioni di euro l'anno a partire dal 2011. La decisione non è comunque prevista a breve. Intanto, sulla proposta è scoppiata la polemica all’interno della stessa coalizione di centrodestra al governo.
La discussione è stata innescata dalla pubblicazione la settimana scorsa di un rapporto interno, commissionato dal governo, sulle strategie energetiche della Germania in cui si raccomanda un’estensione della durata di vita delle centrali atomiche “tra i 12 e i 20 anni”. Nello studio, dunque, si chiede un rinvio della chiusura delle 17 centrali atomiche stabilita per il 2021 dal governo della coalizione Spd-Verdi guidata dall'ex cancelliere Gerhard Schroeder.
All’idea di prolungare la vita delle centrali sarebbe favorevole la stessa Merkel, che nei suoi primi commenti, a caldo, ha fatto intendere che il rinvio potrebbe essere di 10-15 anni. Ma, come contropartita, “ci potrebbe – anzi ci dovrebbe – essere un contributo a favore dello sviluppo dell’energia verde".
(da www.zeroemission.tv)
giovedì 15 luglio 2010
Eni: Paolo Scaroni dice no al nucleare
Paolo Scaroni, l'amministratore delegato dell'Eni, durante il congresso Milano MedForum, ha sottolineato come la società non sia intenzionata a entrare nella partita del nucleare italiano, anche se considera la scelta fatta anni fa una pazzia.
Parlando di energia, Paolo Scaroni ha affermato che "prima di immaginare di riempire con mulini a vento località che non hanno vento e di coprire il nostro scarso territorio con pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni bisogna esplorare tutte le strade per risparmiare energia".
" I quattro Paesi petroliferi del Nordafrica , quindi Egitto , Libia , Tunisia e Algeria , pur rappresentando meno del 5% della produzione mondiale di gas e petrolio , per noi rappresentano quasi il 35% della produzione - ha continuato Paolo Scaroni, che ha ribadito quanto sia importante l'area nordafricana per l'Eni, cioè l'Egitto, la Libia, la Tunisia e l'Algeria, ricordando che la società petrolifera ha investito lì 50 miliardi di dollari in 10 anni, dando occupazione a oltre 5mila persone.
Parlando di energia, Paolo Scaroni ha affermato che "prima di immaginare di riempire con mulini a vento località che non hanno vento e di coprire il nostro scarso territorio con pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni bisogna esplorare tutte le strade per risparmiare energia".
" I quattro Paesi petroliferi del Nordafrica , quindi Egitto , Libia , Tunisia e Algeria , pur rappresentando meno del 5% della produzione mondiale di gas e petrolio , per noi rappresentano quasi il 35% della produzione - ha continuato Paolo Scaroni, che ha ribadito quanto sia importante l'area nordafricana per l'Eni, cioè l'Egitto, la Libia, la Tunisia e l'Algeria, ricordando che la società petrolifera ha investito lì 50 miliardi di dollari in 10 anni, dando occupazione a oltre 5mila persone.
mercoledì 19 maggio 2010
Trenta mln per impianti rinnovabili in edifici pubblici
La Direzione Generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili ed efficienza energetica del Dipartimento per l'energia del Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato un avviso pubblico per il finanziamento di progetti per la realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili su edifici di proprietà delle Amministrazioni dello Stato, Regioni, Provincie, Comuni e Comunità montane in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
Le risorse finanziarie a sostegno dei progetti selezionati, erogate mediante contributi fino al 100% del costo ammissibile, ammontano complessivamente a 30 milioni di euro.
Tale iniziativa, si legge in una nota, mediante il sostegno alla produzione ed all'utilizzo dell'energia da fonti rinnovabili, intende favorire la diffusione di una nuova cultura energetica tra la popolazione e promuovere lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale.
In particolare, nell'ambito dell'attuazione del Programma Operativo Interregionale (POI) Energia, strumento attraverso il quale si è scelto di dare attuazione alle previsioni del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, la competente Direzione Generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili ed efficienza energetica Ministero dello Sviluppo Economico, quale organismo intermedio del POI, ha emanato un avviso pubblico per la presentazione di progetti da parte delle Amministrazioni delle Regioni Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).
Le Amministrazioni interessate alla selezione potranno presentare istanza di partecipazione entro le ore 12:00 del 30 giugno 2010 secondo le modalità previste nell'avviso stesso.
(Teleborsa)
Le risorse finanziarie a sostegno dei progetti selezionati, erogate mediante contributi fino al 100% del costo ammissibile, ammontano complessivamente a 30 milioni di euro.
Tale iniziativa, si legge in una nota, mediante il sostegno alla produzione ed all'utilizzo dell'energia da fonti rinnovabili, intende favorire la diffusione di una nuova cultura energetica tra la popolazione e promuovere lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale.
In particolare, nell'ambito dell'attuazione del Programma Operativo Interregionale (POI) Energia, strumento attraverso il quale si è scelto di dare attuazione alle previsioni del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, la competente Direzione Generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili ed efficienza energetica Ministero dello Sviluppo Economico, quale organismo intermedio del POI, ha emanato un avviso pubblico per la presentazione di progetti da parte delle Amministrazioni delle Regioni Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).
Le Amministrazioni interessate alla selezione potranno presentare istanza di partecipazione entro le ore 12:00 del 30 giugno 2010 secondo le modalità previste nell'avviso stesso.
(Teleborsa)
martedì 7 aprile 2009
Produrre più energia, a costi più bassi
Produrre più energia, a costi più bassi e con meno emissioni. Per fare quadrare questo cerchio, i dieci più grandi produttori elettrici del pianeta, riuniti nell’E8, avvisano i governi in vista del G8 di luglio: servirà un forte salto tecnologico e giganteschi investimenti; di sicuro l’elettricità non potrà essere più prodotta e consumata come si è fatto finora. Ma per muovere i capitali «sarà necessario un impegno politico senza precedenti e soluzioni che si basino su un insieme di strumenti, posto che non esiste un’unica via, “miracolistica”, che possa risolverli da sola». «Sicuramente la sfida dell’energia sarà “il” problema del nostro futuro spiega il presidente dell’Enel Piero Gnudi, in qualità di presidente dell’E8 ed anche se ora assistiamo ad un forte calo della domanda dovuto alla crisi globale, è certamente un problema che si riproporrà presto. Non dobbiamo dimenticarci che solo sei mesi fa, in giugno, il petrolio viaggiava oltre i 120 dollari al barile. Per questo dobbiamo cercare di trovare ora delle risposte: di fronte abbiamo investimenti che richiedono molti anni per dispiegare i loro effetti positivi». L’E8, non a caso, ha convocato il suo summit annuale a Roma, il 4 giugno. Ci saranno i big europei (oltre all’Enel, Edf e Rwe), americani (Aep e Duke Energy), canadesi (Hydro Québec e Opg), giapponesi (Tepco e Kansai) oltre alla russa Jsc RusHydro. Ma il vertice è stato allargato anche a Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa ed Egitto.L’analisi dei principali produttori, racchiusa in un primo documento (Deployment of climate change technologies in the electricity sector) già messo a punto, parla chiaro. «Le tecnologie oggi dispobnibili vi è scritto non sono tutte ad un identico livello di maturità». L’analisi dell’E8 non esclude l’eolico e il gas a ciclo combinato, ma per il dopo Kyoto punta le sue carte soprattutto su nucleare, carbone pulito e i grandi impianti idroelettrici. Più in avanti, entrano in scena carbone con cattura della Co2, nucleare di IV generazione e fotovoltaico.«Bisogna puntare sul mix delle fonti oggi a disposizione aggiunge Gnudi e fare uno sforzo tecnologico per renderle compatibili con gli obiettivi ambientali. Per il carbone, che rappresenta ancora un terzo dell’energia usata sul pianeta, la strada per il sequestro della Co2 è stata trovata ma richiederà ancora investimenti. Dappertutto nel mondo si sta tornando al nucleare anche per diversificare il rischio di approvvigionamento. Questo, dal lato dell’offerta. Da quello della domanda, non si può fare a meno del risparmio energetico». Anche le rinnovabili hanno un peso nell’analisi dei 10 Grandi. «L’avallo del presidente Obama sul greenpower quale strumento di rilancio dell’economia osserva ancora Gnudi è molto importante».Gli investimenti in ballo sono colossali. «Si stima un valore superiore ai 13.000 miliardi di dollari di investimenti richiesti entro il 2030», inclusi gas e petrolio, afferma Gnudi. «E’ quattro volte il valore investito nella seconda metà del XX secolo», è scritto nel documento dell’E8. «Per attrarre i capitali necessari conclude Gnudi ai governi chiediamo regole e incentivi precisi, duraturi e stabili». Tra gli incentivi, prezzi che includano il “costo Co2” e un mercato dei Cdm (Clean development mechanism) che includa anche i Paesi emergenti. «Questo dei Cdm è un mercato che ha mosso 80 miliardi, in un solo anno. Ma in futuro farà cifre impressionanti. Va allargato soprattutto per coinvolgere anche i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo». (Da Il Messaggero)
A questo link, potete leggere cosa ne pensa dell'energia responsabile Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni.
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venerdì 3 aprile 2009
«La questione nucleare c'è solo in Italia». Verso il G8 dell'energia
Mentre il Senato è impegnato nella discussione sui temi dell'effetto-serra e del cambiamento climatico, le dieci aziende leader mondiali nella produzione di energia dei Paesi del G8 lavorano al summit annuale dell'E8 (l'organizzazione che le riunisce). L'appuntamento è già fissato per il 4 giugno a Roma, sotto la presidenza italiana dell'Enel.Dalla riunione, che il presidente dell'Enel Piero Gnudi ha voluto allargare ai rappresentanti di Brasile, Cina, Egitto, India, Messico e Sud Africa, scaturiranno analisi e raccomandazioni che saranno sottoposte agli otto grandi in occasione del vertice della Maddalena. In cima all'agenda c'è il cambiamento climatico, come spiega lo stesso Gnudi nella sua veste di presidente dell'E8.Perché il cambiamento climatico?È uno dei temi principali nell'agenda dei governi di tutto il mondo. Basti pensare a come lo ha cavalcato il Presidente Obama, e a come ora l'amministrazione di Washington lo abbia trasformato in uno strumento per dare nuovo impulso agli investimenti nella ricerca. Noi produttori di energia siamo responsabili del 23 per cento delle emissioni globali di CO2, ma siamo anche il settore che ha investito di più, e con successo, per ridurle. Vogliamo dunque mettere la nostra esperienza a disposizione della comunità internazionale con delle proposte che presenteremo agli otto grandi.Quali soluzioni prospettate?Innanzi tutto è necessario un grande sforzo tecnologico. Questa strada comporta però investimenti rilevanti, con ritorni molto dilazionati nel tempo. Per questa ragione, per trovare i finanziamenti necessari occorre un quadro normativo certo, stabile e accessibile, che metta le aziende in condizione di programmarli.Mi fa un esempio?Prendiamo gli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Le regole che disciplinano la remunerazione di queste attività devono essere certe e non possono essere cambiate troppo frequentemente, perché altrimenti le aziende non avrebbero visibilità sul ritorno dei loro investimenti, e dunque rinuncerebbero a farli. In Italia il sistema degli incentivi è ben congegnato, ma manca di certezza nelle procedure autorizzative: prima di poter costruire un campo eolico si impiegano anni tra mille ostacoli burocratici, istanze ambientaliste e lungaggini amministrative.Quale altra soluzione proporrete per ridurre le emissioni di CO2?Non si può certo pensare di aggredire il problema con soluzioni in ambito regionale, o anche continentale. I meccanismi e le regole su questo fronte devono essere concepiti su scala globale, perché il tema del cambiamento climatico non conosce confini. I certificati di emissione della CO2 introdotti dal Protocollo di Kyoto, ad esempio, dovrebbero poter scaturire da progetti realizzati in qualsiasi parte del mondo, e senza limitazioni. Se davvero vogliamo attrarre investimenti, è dunque necessario che questi certificati non siano vincolati a quantità specifiche e a specifici luoghi. Quel che conta, infatti, è l'effettiva riduzione globale della C02. Allo stesso modo, dobbiamo pensare a soluzioni che consentano l'esportazione delle migliori tecnologie: se ad esempio applicassimo al parco centrali della Cina la tecnologia del carbone pulito introdotta da Enel a Civitavecchia, raggiungeremmo in un sol colpo gli obiettivi europei di riduzione della CO2.Nel G8 c'è un reale orientamento comune?Direi che esiste una comune consapevolezza delle sfide che ci attendono. Devo dire che sotto questo profilo l'Italia è un Paese virtuoso: in Europa, è il Paese che consuma meno energia per abitante, e soprattutto il nostro parco centrali è tra i più moderni ed avanzati. Questo per certi aspetti è un vantaggio, perché siamo all'avanguardia sul fronte del risparmio e dell'efficienza energetica, ma è anche uno svantaggio, perché qualsiasi ulteriore miglioramento presenta costi e difficoltà maggiori rispetto ai Paesi che sono più indietro di noi.L'Italia ha scelto la via del nucleare. Se ne parlerà all'E8?Tutte le imprese che fanno parte dell'organizzazione concordano sul fatto che il nucleare sia una delle strade che dobbiamo percorrere. L'Italia è l'unico Paese del G8 che non utilizza questa fonte energetica: questo del nucleare è dunque un dibattito tutto italiano, e quindi credo che l'E8 si limiterà a raccomandare di proseguire sulla strada del nucleare. Enel opera nel nucleare in Francia, in Slovacchia e Spagna, perché pensiamo che questa tecnologia debba far parte di un mix produttivo ben bilanciato insieme al carbone pulito e alle fonti rinnovabili.Qual è la nuova frontiera delle rinnovabili?La sponda meridionale del Mediterraneo, soprattutto per noi europei, presenta opportunità di crescita che non devono andare disperse. Tutti i Paesi rivieraschi dell'Africa settentrionale hanno vento e sole in abbondanza, e hanno ampia disponibilità di terra. Coniugando queste risorse con la nostra disponibilità di tecnologie e capitali, potremmo realizzare un grande progetto di sviluppo delle fonti rinnovabili. È un percorso però ancora tutto da realizzare, perché la centralità delle fonti rinnovabili è un concetto ancora troppo giovane nell'agenda dei governi del mondo. (Da Il Riformista)
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mercoledì 25 marzo 2009
Lazio, la scommessa dell'energia "verde"
Sole, vento, acqua. Lo sviluppo è verde. E il Lazio diventa ecosostenibile. Mentre sta cambianto il quadro di riferimento energetico nazionale, con la svolta verso il nucleare, nella regione le rinnovabili si stanno incrementando. Un lavoro duro, frutto dell'assessorato all'Ambiente della Regione che ha imboccato la via dell'innovazione. Filiberto Zaratti ha aumentato del 15000 per cento la capacità di produrre energia da fonti rinnovabili.Nel 2005, infatti, era di un solo megawatt la potenza installata, mentre oggi è di 150 MW. Un traguardo che contribuirà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto, evitando l'emissione di 360 mila tonnellate di anidride carbonica. Se il tasso di crescita resterà questo, Zaratti potrà raggiungere l'obiettivo dei 500 MW di rinnovabili autorizzate entro il 2010. Un percorso che in questi anni ha coinvolto centoquattordici Comuni, dodici comunità montane, dodici parchi e aree protette, cinquantamila studenti universitari e più di 2.500 classi elementari e medie. Insomma, il Lazio si veste di verde. (Da Il tempo)
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lunedì 16 marzo 2009
Energia, rivoluzione in Sicilia
La Sicilia come un avamposto della terza rivoluzione industriale, basata sulla distribuzione in rete dell'energia prodotta dai singoli cittadini. Questa l'idea che è alla base delle linee guida del Pears (Piano energetico regionale ed ambientale della regione siciliana) che sono state illustrate dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, nel corso di un convegno nell'aula magna della facoltà di Ingegneria di Palermo. Ospite d'eccezione il «guru dell'idrogeno», Jeremy Rifkin che ha tenuto una lezione magistrale alla moda dei peripatetici, parlando cioè dalla platea. E su cosa è fondata questa nuova rivoluzione industriale? Sulla risposta alla tempesta perfetta, i tre grandi sconvolgimenti che stanno cambiando l'economia e l'ecologia della terra: la crisi finanziaria in atto, seguita da quella climatica a seguito dell'innalzamento delle temperature delle acque, gli shock energetici della scorsa estate quando il petrolio arrivò a costare anche 180 dollari al barile. La risposta, secondo il modello elaborato da Rifkin, consiste nello sfruttare l'energia pulita disponibile (generata da sole, vento, maree) in maniera diffusa cioè con tanti piccoli generatori dislocati sui tetti di stabilimenti industriali o anche di abitazioni e dopo averla «catturata» creare una rete per distribuirla. La chiave di volta sta proprio nella diffusione delle centrali di produzioni e nella distribuzioni in rete, in base alle esigenze della comunità. Un modello che è stato incamerato dalla Regione siciliana, che ha deciso di scommettere sulla propria indipendenza energetica. «L'incontro con Jeremy Rifkin è stato molto importante perché il professore oltre a confortarci sulle scelte che abbiamo operato col nostro piano energetico ci ha assicurato un suo imminente ritorno a Palermo per sostenere le decisioni che dovremo prendere in Sicilia», ha spiegato Lombardo, «il piano può essere una grande occasione per rilanciare la nostra economia, soprattutto in questo periodo di crisi perché si fonda su un principio semplice e concreto: fare in modo che sia prodotta dai nostri abitanti e a loro sia immediatamente restituita». «L'impostazione di Rifkin poiché si fonda su risorse energetiche ovunque disponibili, quali il sole, il vento, i rifiuti si attaglia molto bene alla nostra regione», ha proseguito Lombardo, «che, non disponendo di energie tradizionali, potrà finalmente avere energia pulita, evitando i gravi danni che abbiamo dovuto subire in questi anni a causa delle raffinerie presenti sul nostro territorio». E se l'Europa si è data la regole del 20-20-20 (entro il 2020 l'utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno a fronte di una riduzione del 20% dell'utilizzo dei combustibili fossili), la Sicilia, per Lombardo, può adottare tranquillamente il 5-5-5, «Cinque anni perché le energie rinnovabili entrino a fare parte della comunità di 5 milioni di siciliani, a fronte di investimenti da 5 miliardi», ha spiegato Lombardo. E l'energia nucleare. «Roba da anni 50», l'ha definita Rifkin, «ricordi della guerra fredda». Quindi una risorsa che appartiene al passato. Ma non per la Sicilia. Nel dibattito sull'apertura di una centrale in Sicilia è nuovamente intervenuto Lombardo, ribadendo le tre condizioni per potere costruire una centrale nell'Isola. «sicurezza, convenienza e partecipazione dei cittadini». «Bisogna assolutamente evitare», ha spiegato Lombardo, «che si possa dire facciamo la centrale nucleare qualunque sia l'opinione dei cittadini». (Mf Sicilia)
martedì 10 marzo 2009
Il grande inganno dell'energia nucleare
Dacia Maraini - Il Corriere della Sera
S i torna al nucleare. Decidendo per le scelte monumentali, contro scelte meno pompose ma più concrete e razionali: il grandioso ponte di Messina anziché le strade, gli acquedotti e le ferrovie che in Sicilia sono mostruosamente in ritardo e in condizioni pietose. Le centrali nucleari che comportano spese immense e mastodontiche costruzioni contro i più modesti ma sicuri investimenti sul solare o sull'eolico.Un argomento poco dibattuto, su cui si sofferma Angelo Baracca nel suo bel libro L'Italia torna al nucleare?è che le centrali producono solo energia elettrica. Ma l'elettricità costituisce un quinto dei consumi totali. Più dell'80% dell'energia che serve per trasporti e agricoltura non è elettrica. Quindi, anche costruendo venti centrali nucleari saremmo sempre costretti a importare petrolio e uranio. Anche la Francia, il paese d'Europa piu nuclearizzato, importa petrolio, ancora piu che l'Italia. Quindi chi dice che costruiamo centrali per renderci indipendenti dalle importazioni di combustibile fossile, mente, o dà fumo negli occhi. L'argomento cardine è che comunque le energie alternative non sarebbero sufficienti. La risposta è che se non si investe non c'è ricavo. La Spagna in un anno ha creato impianti eolici per 3500 megawatt, pari a due centrali nucleari e mezzo. E la Germania a sua volta produce più del 30% della sua energia attraverso il solare.Andiamo ai tempi di costruzione, che sono lunghi e ai costi che sono altissimi. Proprio nel nostro Paese, dove per costruire un pezzo di autostrada ci si mette dieci anni, cosa succederà con le centrali di cui ancora non sappiamo nemmeno dove dovrebbero essere impiantate? Si parla di 15 o 20 anni. Questo significa che quando sarà pronta la prima delle tante annunciate le tecnologie nucleari saranno già obsolete. Inoltre le centrali hanno bisogno di materiale (cemento e acciaio) raffinato e di grande qualità. In un Paese come il nostro in cui si scoprono continuamente imbrogli sul materiale per costruire case e scuole, dove la mano delle organizzazioni criminali si infila con tanta disinvoltura nei lavori pubblici, possiamo stare sicuri? Per non parlare delle scorie che nessuno sa dove seppellire, soprattutto in un Paese ad alto rischio sismico e geologico, ad alta densità di popolazione come il nostro. Ricordando che il plutonio per uso civile ha una durata di contaminazione che dura 24.360 anni.Se si osserva una carta delle centrali nucleari in costruzione si vede che solo la Bulgaria, l'Ucraina, la Finlandia e la Russia sono in procinto di costruirne di nuove. Tutti gli altri paesi, fra cui Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca stanno intelligentemente investendo su energie rinnovabili e pulite.
S i torna al nucleare. Decidendo per le scelte monumentali, contro scelte meno pompose ma più concrete e razionali: il grandioso ponte di Messina anziché le strade, gli acquedotti e le ferrovie che in Sicilia sono mostruosamente in ritardo e in condizioni pietose. Le centrali nucleari che comportano spese immense e mastodontiche costruzioni contro i più modesti ma sicuri investimenti sul solare o sull'eolico.Un argomento poco dibattuto, su cui si sofferma Angelo Baracca nel suo bel libro L'Italia torna al nucleare?è che le centrali producono solo energia elettrica. Ma l'elettricità costituisce un quinto dei consumi totali. Più dell'80% dell'energia che serve per trasporti e agricoltura non è elettrica. Quindi, anche costruendo venti centrali nucleari saremmo sempre costretti a importare petrolio e uranio. Anche la Francia, il paese d'Europa piu nuclearizzato, importa petrolio, ancora piu che l'Italia. Quindi chi dice che costruiamo centrali per renderci indipendenti dalle importazioni di combustibile fossile, mente, o dà fumo negli occhi. L'argomento cardine è che comunque le energie alternative non sarebbero sufficienti. La risposta è che se non si investe non c'è ricavo. La Spagna in un anno ha creato impianti eolici per 3500 megawatt, pari a due centrali nucleari e mezzo. E la Germania a sua volta produce più del 30% della sua energia attraverso il solare.Andiamo ai tempi di costruzione, che sono lunghi e ai costi che sono altissimi. Proprio nel nostro Paese, dove per costruire un pezzo di autostrada ci si mette dieci anni, cosa succederà con le centrali di cui ancora non sappiamo nemmeno dove dovrebbero essere impiantate? Si parla di 15 o 20 anni. Questo significa che quando sarà pronta la prima delle tante annunciate le tecnologie nucleari saranno già obsolete. Inoltre le centrali hanno bisogno di materiale (cemento e acciaio) raffinato e di grande qualità. In un Paese come il nostro in cui si scoprono continuamente imbrogli sul materiale per costruire case e scuole, dove la mano delle organizzazioni criminali si infila con tanta disinvoltura nei lavori pubblici, possiamo stare sicuri? Per non parlare delle scorie che nessuno sa dove seppellire, soprattutto in un Paese ad alto rischio sismico e geologico, ad alta densità di popolazione come il nostro. Ricordando che il plutonio per uso civile ha una durata di contaminazione che dura 24.360 anni.Se si osserva una carta delle centrali nucleari in costruzione si vede che solo la Bulgaria, l'Ucraina, la Finlandia e la Russia sono in procinto di costruirne di nuove. Tutti gli altri paesi, fra cui Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca stanno intelligentemente investendo su energie rinnovabili e pulite.
giovedì 26 febbraio 2009
Risparmio e comfort: ecco la casa giusta
TORNA CASAMBIENTE a Villa Castelbarco Albani, a Vaprio d'Adda, fra una cucina e un soggiorno si parla di sostenibilità e fonti alternative, risparmio energetico e, argomento quanto mai all'ordine del giorno, ritorno al nucleare. Temi d'attualità al centro di un ciclo di convegni indetti in collaborazione con l'Associazione Comuni per l'Adda (Aca), parte integrante del programma di una manifestazione che ormai da anni ha abbandonato il clichè del salone del mobile. Dunque arredamento sì, ma anche allestimenti tematici e dibattito su temi d'attualità che hanno con il settore abitativo più di un'affinità elettiva. «L'EVENTO collaterale "L'abitare intelligente" - spiegano gli organizzatori - ha riscosso sin dalla prima edizione un grande successo. Speriamo che sia così anche quest'anno: peraltro alcuni temi, come quello del ritorno al nucleare, sono di stringente attualità. Convegni e padiglione sul risparmio energetico sono un importantissimo valore aggiunto a una manifestazione che comunque rimane irrinunciabile appuntamento per aggiornarsi sulle nuove tendenze dell'arredamento di casa e giardino». LA MOSTRA, che prenderà il via il prossimo 6 marzo a Villa Castelbarco Albani per rimanere allestita due fine settimana consecutivi. Presenzieranno in fiera novanta espositori del settore dell'arredamento d'interni e del giardino, con il meglio delle proprie proposte. La casa classica e quella alternativa, le soluzioni austere della nonna e le nuove tendenze fra quattro mura, con apertura a suggestioni etniche e a nuovi spunti hi tech. I temi relativi al risparmio energetico e alla sostenibilità saranno privilegiati e presenti anche fra i padiglioni espositivi, ma saranno protagonisti assoluti nel padiglione dell'"Abitare intelligente", già da qualche anno allestito in mostra e animato dai maggiori espositori italiani del settore. Da citare innanzitutto l'evento intitolato "La casa ecologica". Sarà in mostra a Casambiente la riproduzione di una casa intelligente, ospitata su un Tir, alimentata interamente a fonti alternative e rinnovabili e parte di un progetto europeo itinerante che ha già attraversato capitali come Berlino, Vienna e Praga. Lo staff della società Paea (Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente) guiderà singoli e gruppi all'interno della casa viaggiante, illustrandone i dettagli e fornendo ogni informazione sulle tecnologie e i materiali. DALLA CASA ecologica ai convegni. Il primo, "Verso la casa verde: tra incentivi e tecnologie, prepararsi al grande salto" è in programma per il 7 marzo alle 15.30. Il secondo, fissato per la domenica successiva alla stessa ora, tratterà invece del tema "Provincia di Milano e Bcc, il buon esempio dalle istituzioni. Finanziamenti, linee guida e regolamenti per il risparmio energetico". Sabato 14 alle 15.30 il terzo incontro, tema "L'abitare intelligente, non più moda, ma realtà per tutti. L'analisi dei costi e una storia di successo". I convegni si concluderanno domenica 15 marzo con l'incontro "Il nucleare conviene", dibattito sulla controversa e attuale questione del ritorno all'energia nucleare. Relatori degli incontri saranno esperti della materia, l'ingresso, naturalmente, sarà libero per tutti i visitatori della mostra. (dal Giorno)
Un altro interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica: si tratta della Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Un altro interessante progetto italiano di risparmio ed efficienza energetica: si tratta della Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO, lanciata dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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martedì 20 gennaio 2009
Risparmio e fonti alternative nel programma lombardo
Diffondere la cultura del risparmio energetico e insegnare a utilizzare l'acqua in maniera corretta. E' l'ambizioso programma del progetto "Energiacqua", un itinerario in piu' tappe, fatto di eventi culturali e scientifici, messo a punto dalla Regione Lombardia insieme alla fondazione DNart. Continueranno fino a marzo i laboratori didattici per i ragazzi, oltre alla mostra "Anima dell'acqua" a Palazzo Reale di Milano; oggi a palazzo Pirelli si e' svolto il simposio scientifico "Acqua, sole, energia". "L'acqua e' elemento costitutivo della nostra regione, che ha grandi, piccoli e medi impianti per la produzione di energia idroelettrica", ha detto il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Sottolineando l'attenzione della Regione alle fonti energetiche alternative, Formigoni lo ha definito un impegno "necessario e conveniente, sia dal punto di vista economico che per ridurre e, in prospettiva, eliminare la dipendenza dal petrolio". In questo senso, non e' escluso il ritorno al nucleare: "E' una delle possibilita' che abbiamo - ha precisato Formigoni - aspettiamo di vedere il piano che sta mettendo a punto il ministro Scajola". L'incontro di oggi ha approfondito il tema dell'acqua come vettore di produzione energetica, presentando il modello della Lombardia che, come ha spiegato l'assessore regionale alle Reti e Servizi di pubblica utilita' Massimo Buscemi, ricava "oltre il 18% del suo fabbisogno dall'acqua". Prossima tappa, il fuoco: "Fuoco significa sole, calore, energia - ha detto il presidente della fondazione DNart Riccardo Bertollini - e' gia' partita l'attivita' di ricerca per un progetto sul tema che abbia lo stesso format e gli stessi tempi di questo sull'acqua: vorremmo farlo partire alla fine di novembre 2009 e portarlo avanti fino alla primavera successiva". (Agi)
Ma i grandi gruppi petroliferi stanno facendo o no qualcosa per l’ambiente? Riporto il caso positivo di Eni che su iniziativa dell'amministratore delegato Paolo Scaroni ha lanciato più di un anno fa la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
Ma i grandi gruppi petroliferi stanno facendo o no qualcosa per l’ambiente? Riporto il caso positivo di Eni che su iniziativa dell'amministratore delegato Paolo Scaroni ha lanciato più di un anno fa la Campagna di Efficienza Energetica 30PERCENTO con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sulla bolletta energetica di ogni famiglia.
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mercoledì 17 dicembre 2008
Risoluzione in Regione contro la centrale nucleare di Caorso
È stata approvata dall'aula del Consiglio regionale dell'Emilia Romagna una risoluzione (presentata da Sd, primo firmatario Ugo Mazza, Pd, Verdi e Pdci) che dichiara il totale disaccordo e l'indisponibilità della regione all'installazione e all'attivazione di centrali nucleari sul suo territorio e alla riattivazione della centrale nucleare di Caorso. Il documento impegna la giunta ad attivarsi in tal senso in sede di Conferenza Stato-Regioni, e in ogni altra sede opportuna, e a sollecitare l'adozione di un piano energetico nazionale che sia basato, prima di tutto, su una discussione democratica assicurando il coinvolgimento delle Regioni per la definizione del reale fabbisogno energetico e della reale possibilità di risparmio energetico da svilupparsi utilizzando fonti rinnovabili e naturali e, in particolare, di quella solare su cui l'Italia potrebbe candidarsi ad essere il primo paese produttore e consumatore. Il documento, infine, impegna la Giunta a proseguire il lavoro positivo fin qui svolto per monitorare la completa fase di smantellamento della centrale di Caorso. (da Il Manifesto)
lunedì 8 dicembre 2008
La Fondazione Telios di Torino e la ricerca su energia, ambiente e mobilità alternativa
Da Corriere Economia
La Fondazione Telios - Onlus, nata a Torino nel 2007, ha come obiettivo la ricerca sulle fonti di energia alternative, nonché la promozione e diffusione delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e della mobilità sostenibile.Telios collabora con chiunque contribuisca alla riduzione dell'impatto ambientale dovuto a errate abitudini in merito ai consumi energetici, finanzia le ricerche del Politecnico di Torino su questa tematica, opera attivamente in ambito didattico e divulgativo nelle scuole di ogni ordine e grado per contribuire alla valorizzazione di nuove abitudini nel consumo di energia.Il suo impegno si colloca all'interno dell'inquietante scenario mondiale disegnato dai livelli sempre più alti di inquinamento ambientale dovuti all'emissione di anidride carbonica nell'aria e al conseguente riscaldamento del Pianeta. Il Panel (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change), istituito nel 1998, ha consegnato, infatti, nella primavera del 2007 ai Governi che avevano affidato all'ONU il compito di redigere uno studio “super partes” sugli allarmanti fenomeni indotti dal crescente inquinamento sull'ecosistema terrestre, il voluminoso rapporto che evidenzia la relazione tra le attività umane e l'equilibrio climatico della terra. Accanto alla scoperta del risparmio energetico negli edifici, dell'energia elettrica producibile da fonte eolica e soprattutto fotovoltaica (quest'ultima senza limiti quantitativi, nonostante le affermazioni contrarie fatte dai detrattori), nonché nucleare (riscoperta, questa, indispensabile per soddisfare le esigenze di una crescente domanda), inizia a farsi strada un tipo di ricerca centrata sui mezzi di trasporto alimentati da fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti. Un tipo di ricerca e di applicazioni tecniche su scala industriale che aprono prospettive di notevole importanza, quali: una maggiore efficienza delle applicazioni delle tecnologie note nel settore fotovoltaico e in quello delle batterie di accumulo di elettricità; lo studio e l'uso di nuove tecnologie per prodotti innovativi nei due settori sopraccitati; la realizzazione della fusione nucleare, in alternativa alla fissione (la grande iniziativa internazionale di ITER, ormai in fase di decollo a Cadarache, in Francia) Fare in modo che questa nuova stagione di sviluppo tecnico-scientifico si accompagni con la acuta sensibilità ai problemi ambientali suscitata dal rapporto del Panel citato all'inizio e affronti con coraggio il problema del riciclaggio dei prodotti, del loro smaltimento e della sostenibilità del reperimento delle materie prime è, insieme alla ricerca e alla valorizzazione dell'intelligenza delle nuove generazioni, la mission di questa nuova Fondazione.
La Fondazione Telios - Onlus, nata a Torino nel 2007, ha come obiettivo la ricerca sulle fonti di energia alternative, nonché la promozione e diffusione delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e della mobilità sostenibile.Telios collabora con chiunque contribuisca alla riduzione dell'impatto ambientale dovuto a errate abitudini in merito ai consumi energetici, finanzia le ricerche del Politecnico di Torino su questa tematica, opera attivamente in ambito didattico e divulgativo nelle scuole di ogni ordine e grado per contribuire alla valorizzazione di nuove abitudini nel consumo di energia.Il suo impegno si colloca all'interno dell'inquietante scenario mondiale disegnato dai livelli sempre più alti di inquinamento ambientale dovuti all'emissione di anidride carbonica nell'aria e al conseguente riscaldamento del Pianeta. Il Panel (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change), istituito nel 1998, ha consegnato, infatti, nella primavera del 2007 ai Governi che avevano affidato all'ONU il compito di redigere uno studio “super partes” sugli allarmanti fenomeni indotti dal crescente inquinamento sull'ecosistema terrestre, il voluminoso rapporto che evidenzia la relazione tra le attività umane e l'equilibrio climatico della terra. Accanto alla scoperta del risparmio energetico negli edifici, dell'energia elettrica producibile da fonte eolica e soprattutto fotovoltaica (quest'ultima senza limiti quantitativi, nonostante le affermazioni contrarie fatte dai detrattori), nonché nucleare (riscoperta, questa, indispensabile per soddisfare le esigenze di una crescente domanda), inizia a farsi strada un tipo di ricerca centrata sui mezzi di trasporto alimentati da fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti. Un tipo di ricerca e di applicazioni tecniche su scala industriale che aprono prospettive di notevole importanza, quali: una maggiore efficienza delle applicazioni delle tecnologie note nel settore fotovoltaico e in quello delle batterie di accumulo di elettricità; lo studio e l'uso di nuove tecnologie per prodotti innovativi nei due settori sopraccitati; la realizzazione della fusione nucleare, in alternativa alla fissione (la grande iniziativa internazionale di ITER, ormai in fase di decollo a Cadarache, in Francia) Fare in modo che questa nuova stagione di sviluppo tecnico-scientifico si accompagni con la acuta sensibilità ai problemi ambientali suscitata dal rapporto del Panel citato all'inizio e affronti con coraggio il problema del riciclaggio dei prodotti, del loro smaltimento e della sostenibilità del reperimento delle materie prime è, insieme alla ricerca e alla valorizzazione dell'intelligenza delle nuove generazioni, la mission di questa nuova Fondazione.
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martedì 25 novembre 2008
Solare e auto verdi per vincere la sfida del clima
Auto verdi per vincere la sfida ambientale, una strada sulla quale cercano di indirizzarsi anche i big del petrolio, vedi l'Eni guidata da Paolo Scaroni
Da Affari & Finanza
Il dato più curioso viene dall’Austria: una centrale nucleare verrà trasformata in un parco fotovoltaico. Succederà a Zwentendorf, un impianto chiuso negli anni Settanta senza aver svolto un giorno di attività in seguito ad un referendum popolare che scelse il no al nucleare. L’azienda elettrica ENV ha deciso di ricoprire di pannelli fotovoltaici l’intera centrale e i terreni vicini: si riuscirà così a soddisfare le esigenze energetiche di un migliaio di abitazioni.
Anche in Italia la concretezza delle prospettive offerte dall’efficienza energetica e dalle rinnovabili viene contrapposta ai rischi, anche economici, degli investimenti sul nucleare in un appello che un gruppo di scienziati, tra cui l’accademico dei Lincei Vincenzo Balzani, ha rivolto al governo: «L’Italia non ha combustibili fossili e neppure uranio, ma ha una grande risorsa inspiegabilmente non utilizzata: il sole. L’Italia ha più sole dell’Austria, ma ha una superficie pro capite di pannelli solari termici 20 volte meno estesa. L’Italia ha più sole della Germania, ma la potenza fotovoltaica pro capite installata in Germania è 30 volte maggiore. Fa specie che nel nostro paese, dove l’unica risorsa energetica ampiamente disponibile è proprio il sole, molti politici e industriali non si siano ancora accorti che l’attuale crisi energetica offre al nostro paese una grande opportunità che paesi meno ricchi di sole hanno già colto, sviluppando nuove industrie e creando nuove forme di occupazione».
Il rilancio delle rinnovabili va nella direzione dell’aumento dell’autosufficienza energetica sollecitato dalla Ue. Secondo il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, visto che nell’ultimo anno il prezzo dell’energia è aumentato mediamente del 15 per cento nell’Unione europea e che il 54 per cento dell’energia utilizzata in Europa viene importato, occorrono «misure che migliorino l’efficienza energetica e riducano la nostra dipendenza dalle importazioni per raggiungere l’obiettivo del 202020» (20 per cento in più di efficienza energetica, 20 per cento di fonti rinnovabili, 20 per cento di gas serra in meno).
Da Affari & Finanza
Il dato più curioso viene dall’Austria: una centrale nucleare verrà trasformata in un parco fotovoltaico. Succederà a Zwentendorf, un impianto chiuso negli anni Settanta senza aver svolto un giorno di attività in seguito ad un referendum popolare che scelse il no al nucleare. L’azienda elettrica ENV ha deciso di ricoprire di pannelli fotovoltaici l’intera centrale e i terreni vicini: si riuscirà così a soddisfare le esigenze energetiche di un migliaio di abitazioni.
Anche in Italia la concretezza delle prospettive offerte dall’efficienza energetica e dalle rinnovabili viene contrapposta ai rischi, anche economici, degli investimenti sul nucleare in un appello che un gruppo di scienziati, tra cui l’accademico dei Lincei Vincenzo Balzani, ha rivolto al governo: «L’Italia non ha combustibili fossili e neppure uranio, ma ha una grande risorsa inspiegabilmente non utilizzata: il sole. L’Italia ha più sole dell’Austria, ma ha una superficie pro capite di pannelli solari termici 20 volte meno estesa. L’Italia ha più sole della Germania, ma la potenza fotovoltaica pro capite installata in Germania è 30 volte maggiore. Fa specie che nel nostro paese, dove l’unica risorsa energetica ampiamente disponibile è proprio il sole, molti politici e industriali non si siano ancora accorti che l’attuale crisi energetica offre al nostro paese una grande opportunità che paesi meno ricchi di sole hanno già colto, sviluppando nuove industrie e creando nuove forme di occupazione».
Il rilancio delle rinnovabili va nella direzione dell’aumento dell’autosufficienza energetica sollecitato dalla Ue. Secondo il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, visto che nell’ultimo anno il prezzo dell’energia è aumentato mediamente del 15 per cento nell’Unione europea e che il 54 per cento dell’energia utilizzata in Europa viene importato, occorrono «misure che migliorino l’efficienza energetica e riducano la nostra dipendenza dalle importazioni per raggiungere l’obiettivo del 202020» (20 per cento in più di efficienza energetica, 20 per cento di fonti rinnovabili, 20 per cento di gas serra in meno).
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giovedì 23 ottobre 2008
Chi ha paura della CO2?
LUIGI MARIANI, Università degli Studi di Milano, per Il Sole 24 Ore
U na riflessione non ideologica sul cambiamento climatico non può prescindere dal grafico delle temperature globali desunto da osservazioni da satellite (sensore Uah-Msu – fonte: Università dell'Alabama – Huntsville), da cui emerge che la fase di "global warming", iniziata nel 1992, si è conclusa nel 1998, anno più caldo in assoluto con 14,5 ÚC. Da allora le temperature globali alternano stazionarietà a lievi cali, tanto che con ogni probabilità il 2008 si chiuderà con un 14,0 ÚC. Alla luce di ciò occorre domandarsi il perché di quel Nobel per la pace 2007 a Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e Al Gore, mentre ancora si deve riflettere sulla campagna di demonizzazione della CO 2 , oggi trattata come inquinante mentre al contrario è un mattone essenziale della vita sul nostro pianeta in quanto le piante la usano per produrre alimenti attraverso la fotosintesi.Partiamo allora dalla vexata quaestio della CO 2 , affrontandola per una volta senza il paraocchi del politically correct: e sulla Terra esiste da miliardi di anni un meraviglioso fenomeno, l'«effetto serra» in virtù del quale la temperatura di superficie passa da un glaciale -19 ÚC a un più confortevole +14 ÚC. Ciò si deve al fatto che la superficie è riscaldata non solo dal sole ma anche dall'atmosfera; r il riscaldamento della superficie da parte dell'atmosfera è dovuto per il 79% all'acqua (che agisce per il 55% come vapore acqueo e per il 24% come nubi), per il 14% alla CO 2 e per l'8% agli altri gas serra; t se la CO 2 è azionista di minoranza dell'effetto serra, il contributo termico diretto derivante dal raddoppio del suo livello (560 ppmv, attesi per il 2050) rispetto al livello del 1880 (280 ppmv) sarà di +0,84 ÚC rispetto al 1880 e di soli +0,47 ÚC rispetto a oggi. Gli aumenti assai più robusti (+4/+6 ÚC) preconizzati da Ipcc sono basati sulla "scommessa" secondo cui l'aumento di CO 2 in atmosfera provocherà una retroazione (feedback) dell'azionista di maggioranza (l'acqua) che dovrebbe sostanziarsi in aumento del vapore acqueo e in una contemporanea modificazione della nuvolosità globale. Tale scommessa, che appariva vincente fino al 1998, ha iniziato in seguito a mostrare limiti vistosi poiché la CO 2 continua a salire ma le temperature globali non salgono più.A fronte di tale realtà veniamo allora alle possibili ricette: se la catastrofe climatica non è dietro l'angolo e la CO 2 è un alimento per le piante, per stabilizzare il contenuto atmosferico di quest'ultima occorre far lavorare meglio le piante, il che si ottiene con una seria e perseverante politica di gestione delle risorse idriche in agricoltura, in quanto piante assetate non assorbono CO 2 . Da qui anche l'idea secondo cui politiche di «lotta all'effetto serra» basate unicamente sui «tagli della CO 2 alla produzione » sono scarsamente efficaci e poco lungimiranti.Ciò è a maggior ragione vero per l'Italia, Paese arretrato nelle politiche di diversificazione delle fonti energetiche, che andrebbe invece perseguita con costanza puntando su un mix di fonti (fossile, nucleare, geotermico, solare, eolico, idrico, biomasse eccetera). È inoltre essenziale che le varie fonti siano promosse a seguito di una quantificazione dell'efficienza energetica prima ancora che economica, nel senso che è necessario valutare quanta energia si immette in un processo e quanta se ne ricava.In altri termini si deve fare un passo avanti rispetto a «solare è bello» o «eolico è bello» valutando quanto costi in termini energetici produrre, gestire e poi smaltire i generatori e se l'energia prodotta nel loro ciclo di vita giustifichi l'investimento. In tal senso è oggi più che mai necessario evitare i voli pindarici alla Geremia Rifkin, troppo infarciti di «battaglie per la difesa del clima», «terze rivoluzioni industriali» ed «economie dell'idrogeno» per essere credibili.In conclusione piantiamola con gli slogan, stiamo con i piedi per terra e diamo lavoro ai tecnici, non agli ideologi.
U na riflessione non ideologica sul cambiamento climatico non può prescindere dal grafico delle temperature globali desunto da osservazioni da satellite (sensore Uah-Msu – fonte: Università dell'Alabama – Huntsville), da cui emerge che la fase di "global warming", iniziata nel 1992, si è conclusa nel 1998, anno più caldo in assoluto con 14,5 ÚC. Da allora le temperature globali alternano stazionarietà a lievi cali, tanto che con ogni probabilità il 2008 si chiuderà con un 14,0 ÚC. Alla luce di ciò occorre domandarsi il perché di quel Nobel per la pace 2007 a Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e Al Gore, mentre ancora si deve riflettere sulla campagna di demonizzazione della CO 2 , oggi trattata come inquinante mentre al contrario è un mattone essenziale della vita sul nostro pianeta in quanto le piante la usano per produrre alimenti attraverso la fotosintesi.Partiamo allora dalla vexata quaestio della CO 2 , affrontandola per una volta senza il paraocchi del politically correct: e sulla Terra esiste da miliardi di anni un meraviglioso fenomeno, l'«effetto serra» in virtù del quale la temperatura di superficie passa da un glaciale -19 ÚC a un più confortevole +14 ÚC. Ciò si deve al fatto che la superficie è riscaldata non solo dal sole ma anche dall'atmosfera; r il riscaldamento della superficie da parte dell'atmosfera è dovuto per il 79% all'acqua (che agisce per il 55% come vapore acqueo e per il 24% come nubi), per il 14% alla CO 2 e per l'8% agli altri gas serra; t se la CO 2 è azionista di minoranza dell'effetto serra, il contributo termico diretto derivante dal raddoppio del suo livello (560 ppmv, attesi per il 2050) rispetto al livello del 1880 (280 ppmv) sarà di +0,84 ÚC rispetto al 1880 e di soli +0,47 ÚC rispetto a oggi. Gli aumenti assai più robusti (+4/+6 ÚC) preconizzati da Ipcc sono basati sulla "scommessa" secondo cui l'aumento di CO 2 in atmosfera provocherà una retroazione (feedback) dell'azionista di maggioranza (l'acqua) che dovrebbe sostanziarsi in aumento del vapore acqueo e in una contemporanea modificazione della nuvolosità globale. Tale scommessa, che appariva vincente fino al 1998, ha iniziato in seguito a mostrare limiti vistosi poiché la CO 2 continua a salire ma le temperature globali non salgono più.A fronte di tale realtà veniamo allora alle possibili ricette: se la catastrofe climatica non è dietro l'angolo e la CO 2 è un alimento per le piante, per stabilizzare il contenuto atmosferico di quest'ultima occorre far lavorare meglio le piante, il che si ottiene con una seria e perseverante politica di gestione delle risorse idriche in agricoltura, in quanto piante assetate non assorbono CO 2 . Da qui anche l'idea secondo cui politiche di «lotta all'effetto serra» basate unicamente sui «tagli della CO 2 alla produzione » sono scarsamente efficaci e poco lungimiranti.Ciò è a maggior ragione vero per l'Italia, Paese arretrato nelle politiche di diversificazione delle fonti energetiche, che andrebbe invece perseguita con costanza puntando su un mix di fonti (fossile, nucleare, geotermico, solare, eolico, idrico, biomasse eccetera). È inoltre essenziale che le varie fonti siano promosse a seguito di una quantificazione dell'efficienza energetica prima ancora che economica, nel senso che è necessario valutare quanta energia si immette in un processo e quanta se ne ricava.In altri termini si deve fare un passo avanti rispetto a «solare è bello» o «eolico è bello» valutando quanto costi in termini energetici produrre, gestire e poi smaltire i generatori e se l'energia prodotta nel loro ciclo di vita giustifichi l'investimento. In tal senso è oggi più che mai necessario evitare i voli pindarici alla Geremia Rifkin, troppo infarciti di «battaglie per la difesa del clima», «terze rivoluzioni industriali» ed «economie dell'idrogeno» per essere credibili.In conclusione piantiamola con gli slogan, stiamo con i piedi per terra e diamo lavoro ai tecnici, non agli ideologi.
martedì 7 ottobre 2008
Il nucleare? Col greggio sopra i 65 dollari
Conviene — da un punto di vista solo economico — che l'Italia rientri nell'energia nucleare? Probabilmente sì. Ma la risposta diventa «sicuramente sì» solo se il prezzo del barile di greggio tornerà ad essere elevato, intorno ai 130 dollari, e se quello della tonnellata di anidride carbonica sorpasserà i 40 euro contro i 20-25 di oggi. Gli investitori privati dovranno però anche essere disposti a finanziare l'operazione fino al 50% del totale.A questi risultati arriva uno studio del Cesi Ricerca, la società pubblico-privata di Enea e Cesi, che entra così nel vivo delle questioni sollevate dal piano del governo. Una delle conclusioni risulta comunque ai limiti del paradosso: anche dando il via ora a quattro centrali, e spingendo a tavoletta sulle energie rinnovabili e il carbone pulito (quello vero, con il «sequestro» della CO2), l'Italia potrebbe non centrare gli obiettivi ambientali previsti dall'Europa per il 2020, vedendosi costretta a intervenire sui suoi consumi elettrici. A quella data, infatti, il contributo nucleare non potrà che essere modesto, considerati i tempi per la costruzione e l'operatività di un reattore.Secondo il Cesi Ricerca, un megawattora prodotto da una centrale nucleare di terza generazione (come l'Epr) costerà 68 euro, contro i 130 euro di un impianto a gas e i 100 circa del carbone. Tra le assunzioni di base c'è quella del prezzo del petrolio, che al 2020 è stato stimato a 130 dollari al barile, e del prezzo della CO2, fissato a 42 euro. Anche per l'uranio si è tenuto comunque conto di una quotazione elevata, superiore del 20% al picco più elevato raggiunto lo scorso anno (300 dollari per un chilogrammo).Ma anche dimezzando il valore del petrolio e delle emissioni, dice il Cesi, l'elettricità «atomica » potrebbe valere il gioco: con il barile a 65 dollari e l'anidride carbonica a 20 euro il megawattora nucleare resterebbe, ovviamente, a 68 euro. Quello a metano scenderebbe però a 74 euro, mentre il carbone giungerebbe a oscillare tra 60 e 65. I ricercatori del Cesi Ricerca sono prudenti anche sul fronte del finanziamento dei progetti. Data la scarsa «accettabilità sociale» del nucleare e la presumibile «scarsità » di fondi, si ipotizza che il finanziamento debba avvenire fifty-fifty tra capitale di rischio (remunerato al 12%) e debito bancario (al 7% di interesse). Solo se i privati accettassero di rinunciare al profitto, ricevendo in cambio energia al costo come avviene in Finlandia, le cose potrebbero cambiare in modo significativo.Infine, si tratterebbe di decidere che cosa è meglio evitare. L'energia di quattro reattori avrebbe sulla riduzione di CO2 lo stesso impatto di una foresta grande due volte il Lazio, e eviterebbe il consumo di 9 miliardi di metri cubi di gas l'anno, tanti quanti ne trasporta il gasdotto dalla Libia. D'altra parte significherebbe la produzione di 30-40 metri di problematici rifiuti solidi a alta radioattività (il volume di una stanza) e di una palazzina di due piani di scarti a media e bassa radioattività da sistemare in un sito finora incognito. Per «sequestrare » geologicamente la CO2 ci vorrebbe invece un deposito grande quanto 80 «Pirelloni » di Milano. Scelte che prima o poi andranno affrontate. (Dal Corriere della Sera)
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mercoledì 17 settembre 2008
Piano starordinario per l'efficienza energetica
Da Panorama
L’Italia punta ad un mix energetico per avere energia al 50 per cento da fossile, al 25 per cento da fonti rinnovabili e al 25 per cento dal nucleare. Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, lo ha ripetuto anche in occasione dell’inaugurazione della nuova centrale Enel a carbone pulito a Torrevaldaliga Nord, nei pressi di Civitavecchia, annunciando che “in autunno il governo varerà un piano straordinario per il risparmio e l’efficienza energetica con l’obiettivo di ridurre almeno dell’1 per cento l’anno i consumi attesi di energia”. L’impianto sarà in grado di soddisfare il 50 per cento del fabbisogno di energia elettrica del Lazio, pari a circa il 4 per cento dei consumi nazionali. Grazie alle tecnologie utilizzate, la centrale, pienamente operativa nel 2009 e il cui investimento complessivo è di circa 2 miliardi di euro, comporterà un abbattimento del 18 per cento delle emissioni di anidride carbone.
L’Italia punta ad un mix energetico per avere energia al 50 per cento da fossile, al 25 per cento da fonti rinnovabili e al 25 per cento dal nucleare. Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, lo ha ripetuto anche in occasione dell’inaugurazione della nuova centrale Enel a carbone pulito a Torrevaldaliga Nord, nei pressi di Civitavecchia, annunciando che “in autunno il governo varerà un piano straordinario per il risparmio e l’efficienza energetica con l’obiettivo di ridurre almeno dell’1 per cento l’anno i consumi attesi di energia”. L’impianto sarà in grado di soddisfare il 50 per cento del fabbisogno di energia elettrica del Lazio, pari a circa il 4 per cento dei consumi nazionali. Grazie alle tecnologie utilizzate, la centrale, pienamente operativa nel 2009 e il cui investimento complessivo è di circa 2 miliardi di euro, comporterà un abbattimento del 18 per cento delle emissioni di anidride carbone.
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