Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Eni, e Rafael Ramírez, Ministro dell'Energia e del Petrolio del Venezuela e Presidente di PDVSA, si sono incontrati ieri a Caracas per discutere gli importanti progetti comuni tra PDVSA e Eni in Venezuela.
In particolare, si è discusso dello sviluppo del blocco a olio pesante Junín 5, ubicato nella Faja dell'Orinoco, che contiene 35 miliardi di barili di olio in posto certificato ed è operato da due imprese miste (PetroJun í n per la parte upstream e PetroBicentenario per la parte downstream) partecipate al 60% da PDVSA e al 40% da Eni.
Il piano di sviluppo prevede una fase di produzione anticipata con 75.000 barili di olio al giorno a partire da fine 2013, e una fase full field con una produzione di 240.000 barili di olio al giorno dal 2018, insieme alla costruzione di una nuova raffineria sulla costa, a Jose.
Nel meeting di ieri PDVSA ed Eni hanno anche esaminato alcune opzioni per anticipare l'inizio della fase di produzione anticipata al 2012, utilizzando sinergie con installazioni esistenti di PDVSA per trasportare una produzione iniziale lorda compresa tra 7.000 e 10.000 barili di petrolio al giorno. PetroJun í n intende assegnare nel 3 trimestre 2011 i principali contratti di ingegneria per la fase di produzione anticipata (impianto di trattamento e oleodotti) e i contratti per la perforazione. Nel 2011 si prevede di perforare circa 10 pozzi, e di assegnare entro la fine dell'anno il contratto di ingegneria per la parte downstream (raffineria).
(da "Paolo Scaroni sul blog di Fabio Barnetta")
sabato 16 luglio 2011
lunedì 11 luglio 2011
Paolo Scaroni incontra Essam Sharaf e conferma l'impegno in Egitto
Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, ha confermato l'impegno in Egitto, come previsto dai recenti accordi: è emerso nel'incontro avvenuto oggi al Cairo tra il primo ministro egiziano, Essam Sharaf, con Paolo Scaroni. "Le nuove attivita' - spiega una nota - prenderanno il via nelle aree del Deserto Occidentale, nel Mar Mediterraneo e nella zona del Sinai, e riguarderanno sia lo sviluppo, attraverso la trivellazione di pozzi aggiuntivi e l'accelerazione della produzione da nuove scoperte, sia l'esplorazione, dalla trivellazione di 12 pozzi di esplorazione. Con queste attivita' aggiuntive, gli investimenti di Eni in Egitto per il corrente e successivo anno ammonteranno approssimativamente a 3 miliardi di dollari. Eni inoltre sosterra' un piano di formazione per lo staff egiziano nelle joint venture con Egpc, Petrobel e Agiba. Inoltre, in accordo con il ministero del Petrolio, sosterra', tramite attivita' sociali, la comunita' del Sinai".
(da "Paolo Scaroni sul blog di Fabio Barnetta")
(da "Paolo Scaroni sul blog di Fabio Barnetta")
giovedì 30 giugno 2011
Paolo Scaroni: Israele diventerà una potenza energetica
Paolo Scaroni, l'ad di Eni, ha dichiarato che "Israele presto diventerà una potenza energetica: a largo delle coste di Israele, Libano e Cipro c'e' infatti un tratto di mare dove sono state fatte grandi scoperte di gas. - ha osservato Paolo Scaroni - Questo permetterà a Israele di diventare autosufficiente dal punto di vista energetico, anzi potrà addirittura esportare il gas”.
Per il Paese si tratterà, ha aggiunto Paolo Scaroni, di “un grosso cambiamento rispetto ad ora che dipende dalle importazioni dall'Egitto, un paese amico ma – ha precisato - non da sempre". E per l’Italia, per l’Europa e per l’intero Occidente è oggi più che mai fondamentale trovare nuove fonti di approvvigionamento energetico, vista anche la richiesta che arriva ai tradizionali Paesi produttori dalle nuove economie emergenti. Lo stesso Paolo Scaroni ha sottolineato ad esempio che il gas russo attualmente è “ambito a est, da potenze come Cina e India”. Questi Paesi, esattamente come l’Europa, cercano di ridurre la dipendenza dal carbone, e far fronte così alle richieste di riduzione delle emissioni di Co2, sostituendolo con il gas. “E noi europei – ha avvertito Paolo Scaroni - dobbiamo guardare con molta attenzione a tali dinamiche perché se il gas siberiano dovesse essere diretto verso est il nostro futuro energetico diventerà più complicato". Un tema centrale è anche quello delle pipeline: in particolare il Nabucco, il gasdotto che collegherà l’Arzebaijan con l’Europa attraverso la Turchia. Si tratta, ha detto Paolo Scaroni, “di una alternativa, o forse un sogno, al gas russo” e che, secondo Valori, vedrà tra i suoi fornitori l’Iran. “Ce lo auguriamo tutti – ha affermato a questo proposito l’ad dell’Eni - ma i tempi non sono maturi, dovremo attendere ancora per vedere l’Iran nel novero dei fornitori del Nabucco. Certamente – ha aggiunto – il futuro del Nabucco è strettamente legato a quello dell’Iran perché solo con le forniture dell'Azerbaijan credo non si giustifichi l'investimento di 20 miliardi di euro". Anche per l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, il primato dell’occidente nel controllo delle fonti energetiche è oggi “messo in discussione” dalle economie emergenti. E questo, ha indicato, avviene in un momento in cui il nucleare è “in crisi” anche a causa della tragedia di Fukushima: per questo il controllo sul petrolio, sul carbone e sul gas, ha affermato D’Alema, è “ancora più strategico”. Dunque, se i rapporti con i tradizionali Paesi produttori come la Russia restano centrali, diventano importanti anche quelli con le “potenze energetiche emergenti” come Venezuela e Brasile. Ma, ha spiegato, ancora più cruciale è “pensare ad una partnership diversa” con i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo e del Golfo interessati dai sommovimenti. Ci troviamo infatti di fronte, ha detto l’ex premier, “ad una grande rivolta che ha messo finora all’angolo il pericolo fondamentalista, proponendo valori comuni a quelli europei. Ma – ha avvertito - un moto democratico e non fondamentalista è inevitabile che determini anche un forte sentimento nazionalista che metterà in campo partner meno accomodanti rispetto alle vecchie oligarchie”, con i quali l’Europa è riuscita a dialogare in passato soprattutto in campo energetico. La nuova classe politica “vorrà avere un controllo” sulle risorse energetiche “e dunque dovremo pensare a partnership diversa” perché dall’altra parte del tavolo l’Europa troverà “interlocutori nuovi, forse anche migliori, ma sicuramente meno accomodanti”. Sotto questo profilo, ha detto invece il finanziere franco-tunisino, Tarak Ben Ammar, bisogna approfittare dal fatto che le rivoluzioni arabe sono rivoluzioni libere e che non sono state fatte con ''slogan anti occidentali'' o ''anti sionisti''. ''Sono state rivoluzioni fatte da sole, senza l'appoggio del radicalismo islamico e dell'occidente''. I giovani tunisini, ha aggiunto Ben Ammar, ''hanno manifestato chiedendo liberta', dignita' e lavoro. Ora hanno la liberta' e la dignita'. Ora serve il lavoro e senza lavoro non ci sara' democrazia''. Per questo, ha sottolineato, “serve aiutare ora piu' che mai questi paesi arabi”. Ma lo devono fare “i paesi arabi stessi: non dobbiamo chiedere all'Europa ma dobbiamo chiedere ai paesi arabi che hanno i mezzi''. Altrimenti, il pericolo è che le rivoluzioni arabe “diventino ostaggio del radicalismo islamico''. Per quanto riguarda il petrolio, secondo il presidente della Commissioni Affari Esteri del Senato, Lamberto Dini, l’interesse dei grandi paesi produttori ed esportatori è che “non si sviluppino le energie alternative”: il loro obiettivo è infatti quello di “mantenere il petrolio la principale fonte di energia”. Dini, in particolare, ha insistito sulla necessità dell’utilizzo dell’energia nucleare, “responsabile della produzione di circa il 16% di tutta energia elettrica mondiale”. Anche perché “una diminuzione della produzione elettrica su base nucleare non può che portare ad aumento prezzi petrolio”, ha concluso Dini facendo riferimento ai continui rialzi del prezzo dei barili.
(fonte: "Paolo Scaroni: Israele sarà presto una potenza energetica")
Per il Paese si tratterà, ha aggiunto Paolo Scaroni, di “un grosso cambiamento rispetto ad ora che dipende dalle importazioni dall'Egitto, un paese amico ma – ha precisato - non da sempre". E per l’Italia, per l’Europa e per l’intero Occidente è oggi più che mai fondamentale trovare nuove fonti di approvvigionamento energetico, vista anche la richiesta che arriva ai tradizionali Paesi produttori dalle nuove economie emergenti. Lo stesso Paolo Scaroni ha sottolineato ad esempio che il gas russo attualmente è “ambito a est, da potenze come Cina e India”. Questi Paesi, esattamente come l’Europa, cercano di ridurre la dipendenza dal carbone, e far fronte così alle richieste di riduzione delle emissioni di Co2, sostituendolo con il gas. “E noi europei – ha avvertito Paolo Scaroni - dobbiamo guardare con molta attenzione a tali dinamiche perché se il gas siberiano dovesse essere diretto verso est il nostro futuro energetico diventerà più complicato". Un tema centrale è anche quello delle pipeline: in particolare il Nabucco, il gasdotto che collegherà l’Arzebaijan con l’Europa attraverso la Turchia. Si tratta, ha detto Paolo Scaroni, “di una alternativa, o forse un sogno, al gas russo” e che, secondo Valori, vedrà tra i suoi fornitori l’Iran. “Ce lo auguriamo tutti – ha affermato a questo proposito l’ad dell’Eni - ma i tempi non sono maturi, dovremo attendere ancora per vedere l’Iran nel novero dei fornitori del Nabucco. Certamente – ha aggiunto – il futuro del Nabucco è strettamente legato a quello dell’Iran perché solo con le forniture dell'Azerbaijan credo non si giustifichi l'investimento di 20 miliardi di euro". Anche per l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, il primato dell’occidente nel controllo delle fonti energetiche è oggi “messo in discussione” dalle economie emergenti. E questo, ha indicato, avviene in un momento in cui il nucleare è “in crisi” anche a causa della tragedia di Fukushima: per questo il controllo sul petrolio, sul carbone e sul gas, ha affermato D’Alema, è “ancora più strategico”. Dunque, se i rapporti con i tradizionali Paesi produttori come la Russia restano centrali, diventano importanti anche quelli con le “potenze energetiche emergenti” come Venezuela e Brasile. Ma, ha spiegato, ancora più cruciale è “pensare ad una partnership diversa” con i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo e del Golfo interessati dai sommovimenti. Ci troviamo infatti di fronte, ha detto l’ex premier, “ad una grande rivolta che ha messo finora all’angolo il pericolo fondamentalista, proponendo valori comuni a quelli europei. Ma – ha avvertito - un moto democratico e non fondamentalista è inevitabile che determini anche un forte sentimento nazionalista che metterà in campo partner meno accomodanti rispetto alle vecchie oligarchie”, con i quali l’Europa è riuscita a dialogare in passato soprattutto in campo energetico. La nuova classe politica “vorrà avere un controllo” sulle risorse energetiche “e dunque dovremo pensare a partnership diversa” perché dall’altra parte del tavolo l’Europa troverà “interlocutori nuovi, forse anche migliori, ma sicuramente meno accomodanti”. Sotto questo profilo, ha detto invece il finanziere franco-tunisino, Tarak Ben Ammar, bisogna approfittare dal fatto che le rivoluzioni arabe sono rivoluzioni libere e che non sono state fatte con ''slogan anti occidentali'' o ''anti sionisti''. ''Sono state rivoluzioni fatte da sole, senza l'appoggio del radicalismo islamico e dell'occidente''. I giovani tunisini, ha aggiunto Ben Ammar, ''hanno manifestato chiedendo liberta', dignita' e lavoro. Ora hanno la liberta' e la dignita'. Ora serve il lavoro e senza lavoro non ci sara' democrazia''. Per questo, ha sottolineato, “serve aiutare ora piu' che mai questi paesi arabi”. Ma lo devono fare “i paesi arabi stessi: non dobbiamo chiedere all'Europa ma dobbiamo chiedere ai paesi arabi che hanno i mezzi''. Altrimenti, il pericolo è che le rivoluzioni arabe “diventino ostaggio del radicalismo islamico''. Per quanto riguarda il petrolio, secondo il presidente della Commissioni Affari Esteri del Senato, Lamberto Dini, l’interesse dei grandi paesi produttori ed esportatori è che “non si sviluppino le energie alternative”: il loro obiettivo è infatti quello di “mantenere il petrolio la principale fonte di energia”. Dini, in particolare, ha insistito sulla necessità dell’utilizzo dell’energia nucleare, “responsabile della produzione di circa il 16% di tutta energia elettrica mondiale”. Anche perché “una diminuzione della produzione elettrica su base nucleare non può che portare ad aumento prezzi petrolio”, ha concluso Dini facendo riferimento ai continui rialzi del prezzo dei barili.
(fonte: "Paolo Scaroni: Israele sarà presto una potenza energetica")
mercoledì 26 gennaio 2011
Paolo Scaroni firma accordo tra Eni e Petrolchina
Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha firmato venerdì 21 gennaio a Pechino un Memorandum of Understanding con Jiang Jiemin, il presidente di Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per aprire nuove opportunità di business in Africa e Nord America.
L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.
Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.
La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.
Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione: anche nel 2010 infatti la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale.
( Fonte: Risorse naturali: Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali)
L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.
Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.
La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.
Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione: anche nel 2010 infatti la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale.
( Fonte: Risorse naturali: Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali)
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